Simone Ghelli: Qualcosa di stupido

S. Ghelli Qualcosa di stupido Qualcosa di stupido
(Incipit del racconto)

Ero seduto ad un tavolo, con la mia birra ed un piattino pieno di stuzzichini. Avevo dovuto aspettare un bel po’ prima che quel tavolo si liberasse, ma ero sereno, perché se i soldi ti bastano a malapena per una bevuta il tempo si vorrebbe vederlo volare. Era l’ora dell’aperitivo, ma io sarei passato volentieri alla cena senza preamboli. Però dovevo attendere Virginia che stava sostenendo un colloquio di lavoro con il padrone del locale. Glielo avevo promesso che l’avrei accompagnata.
Ecco perché stavo là. Loro due si erano chiusi in una stanza giù in fondo, ma non ero nervoso. Avrebbe fissato le sue curve come facevano tutti, niente di più. C’ero abituato allo sguardo dei maschi, così bene che avrei potuto fare la femmina anch’io. Nell’attesa osservavo i gruppi di ragazzi intorno, gente che deglutiva e parlava allo stesso tempo, gente beata nella frenesia del nulla. Li guardavo e mi sentivo un po’ come questi tardoni che bazzicano i bar in cerca di selvaggina fresca. Sempre a parlare di dove sono arrivati, di cosa fanno, e poi a controllare ogni cinque minuti se qualcuno li ha chiamati sul cellulare. Non capisco cos’è che gli manca a queste persone qua, ma si vede che ne hanno bisogno.
Comunque ad un certo punto è entrato questo vecchietto con l’ombrello ed una faccia tutta soddisfatta, come se tutti i problemi del mondo fossero rimasti al di fuori del locale. Ecco un bel diversivo per questi furbi, ho pensato subito.

(…)

Qualcosa di stupido è stato pubblicato sul numero 114 del settimanale on-line Fuori Le Mura.it, nel 2007.
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