Paola Boni: Black Angel - Capitolo 3
Black Angel
(Capitolo Tre del romanzo)
Capitolo 3
Sapendo che non sarei riuscita a combinare niente, passai tutta la giornata successiva tappata in casa. Trascorsi il mio tempo guardando qualche film a cui però prestai pochissima attenzione mentre nella mente non facevo altro che rivedere i fatti della sera prima come una pellicola che si ripeteva in continuazione.
Provai anche a mettermi a scrivere con la vana speranza di riuscire a rilassarmi e a mettere un po’ in ordine le idee ma l’unica cosa che ottenni fu una dannata pagina bianca e un tremendo bruciore agli occhi per aver fissato troppo a lungo lo schermo del computer senza essere riuscita a buttar giù una sola parola.
Verso l’imbrunire, dopo una cena tranquilla con mia madre, uscii in giardino decidendo di ripiegare su una buona lettura all’aperto.
In cielo cominciavano già ad apparire le prime stelle, minuscole fiammelle luminose che a malapena si scorgevano nel cielo scarlatto. Sebbene l’aria fosse ancora piuttosto calda, spirava un venticello leggero che mitigava l’afa estiva.
Il caso volle che proprio in quel periodo stessi leggendo un libro della saga de “le cronache dei vampiri” di Anne Rice.
Fu davvero strano trovarmi a leggere un romanzo che parla di vampiri dopo che ne avevo appena conosciuto uno… a parte per alcuni dettagli, quella storia mi sembrò molto più reale e credibile di quanto non mi fosse apparsa il giorno prima.
Mi immersi così profondamente nella lettura da non accorgermi nemmeno che si era fatto buio.
«Ti occupi di vampiri già da molto o il tuo interesse è qualcosa di più recente?»
Alzai la testa di scatto, sussultando per lo spavento. Non mi ero assolutamente resa conto della presenza di Lucas che mi sorrideva, avanzando verso di me con grazia felina.
Nel rivederlo un brivido caldo di eccitazione e paura mi attraversò tutto il corpo.
Cercai subito di riacquistare la calma con un respiro profondo.
«Che ci fai qui? Se mia madre ti vedesse mi troverei in difficoltà a spiegare il motivo della tua presenza.»
Lui si portò alle mie spalle poggiando entrambe le mani sui braccioli della sedia.
Tremai nel sentire il suo corpo così vicino.
«Tua madre dorme già da molto e fidati: niente la sveglierà fino all’alba.» disse ispirando profondamente il profumo dei miei capelli.
Una cosa non vi ho detto di Lucas: è un arrogante bastardo…. anzi a dir la verità è un vero stronzo.
Mi alzai, sperando vivamente che non si fosse reso conto di quanto intensamente la sua presenza mi turbasse.
«Dovrai cambiarti se vuoi venire con me…» disse squadrandomi dal basso verso l’alto, valutandomi attentamente.
Trovavo esasperante quel suo modo di fare ambiguo. Mi stavo cominciando seriamente ad alterare.
«Lucas, perché sei venuto?»
Sorrise, con quel suo sguardo accattivante che ogni volta mi faceva abbassare gli occhi dall’imbarazzo «Volevi delle risposte, no? Troverai i vestiti adatti alla serata sul tuo letto.»
Buttai un occhio alla porta della veranda poi tornai a guardare lui, accigliata «Ma voi vampiri non avete bisogno di un invito per poter entrare nella casa di un umano?»
La cosa mi aveva dato molto fastidio e sinceramente non mi sforzai più di tanto di nasconderlo.
«Dammi un buon motivo per cui non potrei entrare a mio piacimento in una comune abitazione.»
Non sapevo cos’avesse intenzione di fare con me ma di certo il trattarmi come una stupida ragazzina come in quel momento stava facendo non gli sarebbe servito a nulla.
«Lucas non posso.»
«Tua madre non si sveglierà. Te lo assicuro.»
«Le hai fatto qualcosa? » chiesi.
Lui si limitò a sorridere indicandomi la porta con un inchino «Va a cambiarti.»
Di solito non sono una persona irresponsabile ma devo dire che quella sera agii davvero senza riflettere.
Stavo per uscire di notte con un vampiro che mi aveva invitato a conoscere altri vampiri….quale modo migliore per finire nei guai?
Ma le sorprese non erano finite, infatti non mi aspettavo sicuramente gli abiti che lui pretendeva indossassi: una minigonna in pelle nera e un corpetto blu con una scollatura molto ampia, legato sul davanti da sottili nastri neri, il tutto completato con stivali dal tacco alto che mi arrivavano al ginocchio.
Cristo santo, sarei sembrata una puttana con quella roba addosso!
Vestendomi a quel modo, oltre che dai vampiri mi sarei dovuta guardare anche da tutti i maniaci di Roma.
Il guaio però è che ero stata io a fargli tutte quelle domande la sera prima e purtroppo se volevo avere delle risposte non potevo fare altro che stare al suo gioco e indossare quegli stramaledetti vestiti.
Mio malgrado, mi cambiai velocemente, sistemai i capelli e mi truccai.
«Sei davvero molto bella.»
Guardai Lucas attraverso lo specchio mentre m’infilavo degli orecchini d’oro bianco a cerchio «I tuoi complimenti non sono fonte d’orgoglio per me» risposi.
«È divertente vederti irritata…»
Mi girai di scatto incrociando le braccia al petto «Senti mettiamo le cose in chiaro: io sono una persona che riesce a sopportare quasi tutto e che si adatta ad ogni tipo di situazione ma non mi piace essere presa in giro. Lo detesto, è una cosa che mi fa incazzare da morire.»
«Io prenderti in giro?» disse sbattendo le palpebre con un’aria da finto innocente che mi diede ancor più sui nervi «Non oserei mai.»
Il sorriso si colmò di malizia quando il suo sguardo cadde sul mio ampio letto matrimoniale. Iniziò ad accarezzare le coperte, sfiorandole appena con la punta delle dita «Queste lenzuola profumano di forza e bellezza, profumano di te…»
Lo fissai un attimo ma distolsi gli occhi quasi immediatamente – Ti sbagli: io non sono una persona forte.
Sentii il suo sguardo avvolgermi e accarezzarmi con sensuale dolcezza come se stesse tentando di penetrare sotto i miei vestiti e oltre.
Per un attimo un velo di tristezza sembrò calare sul suo viso meraviglioso – No non mi sbaglio… se non avessi percepito questa tua forza probabilmente saresti già morta.
«Allora forse dovrei essertene grata! – dissi bruscamente uscendo dalla stanza.»
Il fatto che lui sapesse così tanto su di me mi dava la brutta sensazione di non avere più difese… per questo forse facevo la stronza con lui perché mi faceva perdere il totale controllo di me stessa e dei miei pensieri.
«Come vi muovete per le strade di Roma voi vampiri? »
Rivolgendogli quella domanda non mi aspettavo certo una risposta o almeno, non seria, invece lui mi disse con tutta la naturalezza del mondo - Il mio autista ci sta aspettando fuori.
Mi fermai davanti alla porta d’ingresso non riuscendo a trattenere un sorriso – Hai un autista personale?
Si avvicinò, sfiorandomi la guancia con un dito - Sono pieno di risorse, mia cara.
Uscii di casa rapidamente e vidi ferma davanti al portone una lunga Mercedes bianca dai vetri scuri.
«Non ci posso credere…»
«La bellezza va apprezzata in ogni sua forma» disse il vampiro aprendomi la portiera della macchina «e questo secolo ne ha prodotte davvero tante…»
«Già! Peccato che abbia generato anche moltissimi orrori.» ribattei chiudendo la portiera, facendogli ben capire che non avevo apprezzato il gesto.
Era più forte di me, non riuscivo proprio ad evitare di contraddirlo o di provocarlo…. lo trovavo quasi divertente.
Rimasi in silenzio per tutto il tragitto che percorremmo in macchina. Avevo acconsentito a seguirlo ma questo non voleva certo dire che avrei dovuto anche fare conversazione.
Per un attimo guardai Lucas di sottecchi: con il gomito poggiato sul finestrino aperto, ammirava le luci della città sfrecciargli accanto, i lunghi capelli che ondeggiavano al vento.
Fu allora che notai per la rima volta il suo sguardo triste, malinconico, pieno di un profondo senso di solitudine.
Con un nodo in gola, tornai a fissare fuori dal finestrino per timore che lui si accorgesse che lo stavo guardando ma l’immagine di Lucas che rimirava le luci della notte, immerso nell’oscurità dei suoi pensieri, mi rimase a lungo impressa nella mente.
Arrivammo nei pressi di piazza di Spagna e l’autista accostò per permetterci di scendere.
Lui scese per primo e venne ad aprirmi lo sportello tendendomi la mano sicuramente solo per farmi ancor più irritare.
Dopo un attimo di esitazione gli porsi delicatamente la mia tremando per l’emozione che mi provocò il contatto con la sua pelle incredibilmente fredda e morbida.
La sua stretta mi trasmetteva forza e sicurezza ma anche un rassicurante senso di protezione.
Scesa dalla macchina, lui continuò a tenermi la mano massaggiandomi il dorso con piccoli movimenti circolari del pollice, non distogliendo mai gli occhi dai miei.
«Andiamo…» dissi riuscendo a stento a parlare.
Più delle sue parole, quel che maggiormente mi metteva a disagio erano i suoi occhi, potenti, antichi che riuscivano a eccitarmi facendomi sentire completamente nuda.
«Andiamo» ripeté «ma una volta arrivati, ricorda di starmi sempre vicino. Dove andremo sarai al sicuro solo sotto la mia protezione.»
Attraversammo piazza di Spagna passeggiando in silenzio tra le giovani coppie, i gruppi di ragazzi e i numerosi turisti.
Io camminavo estasiata ammirando al centro della piazza la Fontana della Barcaccia, una piccola nave che sembrava riemergere lentamente dagli oscuri abissi della terra, con i numerosi simboli araldici del sole e dell’ape appena distinguibili al buio. Accanto ad essa, si ergeva la scalinata che ripida saliva fino alla chiesa della Santissima Trinità dei Monti, illuminata dalle luci dorate di numerosi lampioni come un gioiello luminoso sotto la pallida luna.
Ero passata molte volte per quella zona eppure quel giorno mi sembrava di vederla per la prima volta.
C’inoltrammo in una strada laterale e lì ci fermammo davanti ad un portone di legno e ferro.
Lucas bussò un paio di volte e attese che si aprisse un piccolo spioncino rettangolare mostrandoci due occhi di un azzurro glaciale che ci fissavano sospettosi.
Capii subito che quegli occhi non erano umani.
Quando Lucas fece un piccolo cenno col capo, il grande portone venne aperto.
«Benvenuto mio Lord.» disse il buttafuori, un vampiro dai corti capelli biondo cenere.
Era alto quanto Lucas ma molto più robusto eppure guardandoli si capiva subito che tra i due non era certo lui il più potente.
Entrammo in una piccola stanza con da un lato un guardaroba vicino al quale vi erano due vampire bellissime dai corpi perfetti stretti in succinti abiti in pelle, i volti pallidi, le labbra rosse e occhi brillanti come smeraldi che salutarono il loro Lord con sorrisi lascivi.
Scendemmo una rampa di scale ma mi fermai a metà, sorpresa per ciò che avevo davanti agli occhi: una grande sala illuminata da luci blu e rosse con al centro un bar circolare e numerosi divani e tavolini.
Dalla parte opposta rispetto a quella in cui mi trovavo, c’era un palco dove una band si stava esibendo sotto le acclamazioni della eterogenea massa di giovani, scatenati in folli danze.
Perfetto! Non bastavano i vampiri a rendere quella nottata insopportabile! Ero stata perfino portata in uno dei posti dove mi piaceva meno andare!
Il mio grado di nervosismo stava per raggiungere i massimi livelli.
«Voi vi riunite in un night-club?»
Lui si voltò verso di me con il volto reso ancora più bianco dalle luci al neon – Qui noi possiamo cacciare e mescolarci con gli umani indisturbati. I mortali vengono qui perché cercano divertimento e piacere.
Questo è proprio quello che noi offriamo… soddisfiamo ogni fantasia dei nostri clienti e in cambio ci nutriamo del loro sangue. Una volta usciti dopo essersi risvegliati l’unica cosa che ricorderanno sarà una serata eccitante al di là di ogni loro più perversa immaginazione…
«In pratica manipolate la mente degli esseri umani per potervi nutrire di loro… questo naturalmente quando non andate a caccia per le strade…
«Ovviamente.»
Il tono con cui lo disse la fece sembrare quasi una cosa normale.
Vampiri! Se avrete anche voi la sfortuna di incontrarne uno e di poterlo raccontare capirete perché li considero dei bastardi e seducenti figli di puttana.
«Benvenuta nel mio locale…. benvenuta al Black Angel.»
La musica era assordante e c’era talmente tanta gente che a stento ci si riusciva a muovere eppure Lucas attraversò con sicurezza la folla che sembrava aprirsi al suo passaggio.
Notai subito, nonostante cominciassi a sentire la testa che martellava per la musica troppo alta, che la maggior parte delle persone che frequentavano il locale erano normali esseri umani anche se, osservando bene, vidi tra loro anche numerosi vampiri.
Li riconobbi soprattutto per via dello splendore dei loro occhi e per una specie di alone luminescente che scorgevo a malapena attorno alle loro figure.
Anche loro, però, ogni volta che li fissavo, ricambiavano il mio sguardo.
Continuando a guardarmi attorno, scorsi una vampira che, dopo aver baciato un giovane ventenne, portò le labbra sul suo collo e lo morse.
La vidi alzare gli occhi e guardare verso di me mentre ancora beveva il sangue del ragazzo che gemeva dal piacere, gli occhi chiusi quasi fosse sul punto di avere un orgasmo. Tremai, sentendo come se delle formiche mi stessero camminando lungo la schiena e le braccia.
Cazzo, mi ero messa davvero in un guaio tremendo!
D’un tratto, il gruppo che si stava esibendo, attaccò una canzone in inglese della quale ancora riesco a ricordare una strofa:
We are Tempter Demons
We are eternal Lords of the Night
Come with us!,
You, people who covets pleasure
In our hug you will find
A burning fire of excitation and desire!
We are Angels of the Dark
We are Princes who live in Death
Come with us!
Heirs of our sin
In our kiss you will satisfy
Every kind of desire, blood and delight
«Questa canzone…»
«Parla di noi » disse Lucas continuando ad avanzare verso il palco con aria indifferente.
«Loro sono a conoscenza della vostra esistenza?»
«Sono Custodi, esseri umani marchiati col sangue di un vampiro a cui saranno per sempre legati e al quale dovranno cieca obbedienza fino alla morte.»
A quelle parole, la mia già pessima opinione sui vampiri non poté che peggiorare - Schiavizzate gli esseri umani?
Lui sorrise con una certa noncuranza «Qualcuno deve pur occuparsi dei nostri affari durante il giorno… diciamo che… li assumiamo a tempo pieno per tutta la durata della loro vita.»
Evitai di rispondergli come avrei voluto e lo seguii fino alla parte opposta del locale entrando con lui nel retropalco.
A parte l’attrezzatura ammucchiata in un angolo del gruppo che si stava esibendo, tutto era ordinatamente sistemato su alti scaffali.
Lucas ne spostò uno dietro il quale si celava un passaggio -Forse avresti preferito rimanere di là ma è meglio che tu scenda con me.
Sentii un vento gelido provenire da quell’antro buio assieme a un odore stantio che mi fece arricciare il naso.
Un brivido di paura mi percorse tutto il corpo - Questo posto non mi piace.
«L’inferno non piace mai a nessuno… ma ci si abitua prima o poi…» disse lui cominciando a discendere le ripide scale. – Ah! Cerca di parlare il meno possibile… potresti cacciarti nei guai…
«Più di così? Mi sembra difficile.»
Altro che guaio ero con la merda fino al collo!
Dovetti raccogliere un bel po’ di coraggio prima di riuscire a scendere il primo gradino.
Seguendo Lucas, però, non riuscii a non guardare il movimento armonioso dei suoi fianchi e il suo sedere, tondo e sodo messo in risalto dagli aderentissimi pantaloni in pelle.
Deglutii e abbassai lo sguardo cercando di concentrarmi sulla scalinata e su dove mettevo i piedi per evitare la figuraccia di scivolare per le scale a causa dei tacchi alti a cui non ero per niente abituata.
Visto il mio metro e ottanta di statura di certo non sentivo il bisogno di qualche centimetro in più.
Ci ritrovammo in un ampio salone dalle pareti in pietra scolpite con bassorilievi e ornate con arazzi e antiche incisioni.
«Dove diavolo…?»
«È qui che per secoli si sono riuniti i vampiri della Comunità… Sta attenta, mi raccomando.»
Era davvero preoccupato per la mia incolumità? Stentavo quasi a crederci!
Nella parete dalla parte opposta a quella in cui mi trovavo, c’erano tre pesanti porte in legno e ferro, mentre lungo quelle laterali vi erano dei divani sui quali numerosi vampiri giacevano sorseggiando da ampi calici un liquido rosso che poteva sembrare tranquillamente vino.
L’intero ambiente veniva illuminato e riscaldato da alti candelabri d’oro e fiaccole appese alle pareti.
Alcuni dei presenti parlavano tra di loro, altri si scambiavano effusioni, baciandosi e accarezzandosi sensualmente.
Quando terminammo di discendere la scalinata, però, tutti i presenti si voltarono immediatamente verso di noi.
Eccomi finalmente nella tana del lupo cattivo…
Un’affascinante vampira con i corti capelli scuri dai riflessi ramati, si avvicinò sorridendo. Indossava una lunga gonna di velluto nero con ampi spacchi su entrambi i lati e un corsetto rosso che le metteva in risalto la carnagione pallida.
Non era molto alta ma possedeva una bellezza davvero straordinaria, con la vita incredibilmente sottile, il seno prosperoso e due occhi da gatta che brillavano in un volto delicato e perfetto.
«Salve, mio Lucas» disse stringendosi a lui, baciandolo e strusciandoglisi addosso con movimenti lenti e sensuali del bacino.
Lui la lasciò fare ricambiando il suo bacio.
Non so perché ma avevo l’impressione che non fosse particolarmente interessato.
«Non vedi che sono in compagnia, Devila?» disse allontanandosi da lei e muovendo gli occhi nella mia direzione.
Lei mi si avvicinò guardandomi con disprezzo «Un’umana? Perché è qui? L’hai forse marchiata?»
«No, ma voglio che tutti sappiano che è intoccabile.»
Devila cominciò a studiarmi come se fossi un animale raro «Cos’ha di tanto speciale per meritarsi la tua protezione? Il suo sangue ha qualcosa di particolare? O forse…» aggiunse con un sorriso pieno di malizia «…la tieni con te solamente perché vuoi scoparla?»
Prima che potessi risponderle a tono, Lucas l’aveva già afferrata per il collo sollevandola da terra «Dimmi, Devila da quando devo rendere conto a te delle mie azioni?»
La vampira tentò di liberarsi ma lui continuò a stringerle la gola, alzandola come se fosse un sacco vuoto.
«Lei non si tocca. Sono stato chiaro?» disse guardando tutti gli altri vampiri che chinarono il capo in segno di sottomissione.
La sua voce era carica di un’energia vibrante che sentivo formicolarmi sulla pelle, terribilmente potente e crudele.
«Sono stato chiaro, Devila? »
«Sì…sì mio Lord…»
Lucas lasciò la donna che cadde a terra respirando a fatica.
Lessi l’odio nel suo sguardo quando si rialzò fissandomi coi suoi occhi scuri.
Mi ero appena fatta una nemica. Perfetto, era proprio quello che mi ci voleva!
«Devila lo sai che il nostro Lord sceglie sempre con cura le sue partner sessuali… anche se questa…. non è certo come tutte le altre…»
In cima alla scala un vampiro dai lunghi capelli castani e gli occhi di un blu intenso osservava la scena ridendo di gusto.
Indossava una maglietta nera trasparente e dei pantaloncini che mettevano in risalto il fisico dalla possente muscolatura.
Con un sorriso pieno di arrogante sicurezza dipinto sul volto, iniziò a scendere lentamente le scale lanciando un’occhiata di sfida a Lucas che ricambiò lo sguardo con una glaciale indifferenza
«Salve, mio Lord. »
«Nicola… qual buon vento…»
«Dimmi Devila» disse il vampiro «non ti sei resa conto che questa umana non è poi tanto… “umana”? »
La vampira mi fissò ancora una volta e i suoi occhi parvero per un attimo brillare di collera «Perché hai portato qui una come lei? Non possiamo lasciarla in vita, lo sai bene!»
«Ehi! Un momento! Cosa vorresti dire con “una come lei”?» dissi istintivamente.
Nicola si avvicinò così velocemente che non riuscii a vederlo muoversi e mi passò una mano nei capelli tentando di infilarmi l’altra tra le gambe «Non sento odore di paura su di te…sei coraggiosa… molto coraggiosa… mi piacerebbe sapere… quanto lo sei a letto…»
«Lasciami stare!» urlai allontanandolo bruscamente cosa che suscitò la sua ilarità e quella di molti dei presenti.
Mi morsi il labbro cercando di concentrarmi sul dolore per controllare la rabbia.
«Non vuoi farti nemmeno sfiorare da me» disse indicando, poi, Lucas con lo sguardo «ma scommetto che da lui ti sei lasciata toccare…»
Ok, un conto era cercare di non cacciarmi nei guai ma subire passivamente… no… quello era assolutamente inaccettabile!
«Che c’è? Sei geloso perché lui ha il potere e tu no? »
Non lo vidi nemmeno muoversi: mi colpì con tanta forza da farmi picchiare la schiena contro la parete di pietra. Imprecai in una maniera molto più adatta ad uno scaricatore di porto che a una ragazza.
Appena mi ripresi, però, vidi Nicola venir scaraventato lontano da una forza spaventosa.
«Non osare mai più toccarla!» lo minacciò Lucas il cui volto era privo di qualsiasi espressione sebbene la collera trasudasse da ogni fibra del suo corpo.
Capii subito che non gli ci sarebbe voluto nulla ad ucciderlo e che non avrebbe esitato a farlo se lui lo avesse sfidato ancora… e di questo Nicola sembrava essere cosciente.
Un rivolo di sangue gli colò da una ferita sulla fronte che si rimarginò poco dopo.
«Non ti sei mai fatto scrupoli ad uccidere un essere umano. Perché con lei…»
Lucas lo fulminò con lo sguardo «So bene che mi elimineresti volentieri per diventare Lord se tu potessi Nicola. Finora ti ho lasciato credere di essere riuscito a nascondermi i tuoi intenti… ora ricorda, però, che se metti ancora alla prova la mia pazienza in questo modo, potrei decidere di mettere in atto la punizione che avevo deciso per te fin dall’inizio e ti farò pentire amaramente di aver osato tanto.»
Nicola dovette cedere e chinare il capo.
Intanto, tutti i presenti si erano portati ad un lato della sala continuando a fissarmi con un’aria che non mi piaceva per niente.
Non so perché ma avevo l’impressione di non essergli molto simpatica… bé la cosa era reciproca…
All’improvviso un altro vampiro comparve sulle scale. Era un ragazzino, avrà avuto sì e no una quindicina d’anni e come un comune adolescente era vestito con Jeans dalla vita eccessivamente bassa, felpa scura e scarpe Nike.
Lucas lo fissò immediatamente rimanendo per un lungo istante immobile come una statua «Chi sei?»
Il giovane rise, una risata piuttosto volgare, isterica.
Scese un solo gradino, poi improvvisamente scomparve o per meglio dire si mosse in maniera così veloce che mi fu impossibile vederlo con la mia normale vista umana.
Lo rividi un attimo dopo, immobile davanti a me con ancora quel suo sorriso da folle sul volto poi sentii un dolore acuto al petto così intenso da togliermi quasi del tutto il respiro.
Quando abbassai lo sguardo vidi i miei vestiti e le mie mani completamente sporchi di sangue.
Cominciai a tremare mentre le lacrime mi scendevano senza che riuscissi a trattenerle «Merda…»
La schiena di Lucas, fu l’ultima cosa che vidi prima finire a terra.
Non saprei dire per quanto tempo rimasi priva di sensi.
Quando aprii gli occhi mi ritrovai sdraiata su un ampio letto a baldacchino dal quale scendevano tendaggi di broccato rosso. Indossavo una leggera veste di seta bianca e la ferita che avevo sul petto era stata accuratamente fasciata.
Mi alzai a sedere e la prima cosa che notai dell’ambiente circostante fu una bara bianca accanto al letto in cui mi trovavo e un antico orologio, posto su una cassettiera in legno scuro che segnava le tre e mezza.
Scesi dal letto, barcollando a causa di un capogiro e di una nausea improvvisa, riuscendo però a trascinarmi fino ad una delle due porte semiaperte sulla parete di sinistra.
Ero molto disorientata ma non faticai a riconoscere la stanza in cui ero entrata. Tutto era esattamente come l’avevo visto nel mio sogno la notte prima, con il camino nel quale scoppiettava un fuoco vivace, la grande libreria e il bellissimo dipinto della donna tra i due eserciti di angeli e demoni.
Particolari che nel sogno non avevo notato erano la porta da cui ero uscita ed un’altra poco distante dal camino che conduceva ad un lungo corridoio.
Sull’ampio divano, Lucas era immerso nella lettura. Aveva la camicia completamente sbottonata e i suoi occhi scorrevano velocemente lungo le pagine del libro.
«“Le Fantôme de l’Opéra” di Gaston Leroux» disse chiudendo il romanzo e poggiandolo sul tavolino in modo che ne leggessi bene il titolo «la storia di un geniale musicista sfigurato che abita i sotterranei dell’Opéra di Parigi e della sua passione per una bella cantante che lo porterà a seminare terrore e morte nel teatro… una storia molto bella…»
«E triste» aggiunsi.
A quanto pare avevamo gli stessi i gusti in fatto di libri…
«Sono lieto che tu la conosca…»
Mi ero già abbastanza incazzata quella notte e di certo non avevo abbastanza pazienza per sopportare i suoi giochetti.
«Perché svii continuamente le mie domande? Deciditi a darmi delle spiegazioni o…»
«O cosa?» mi interruppe alzandosi bruscamente con il volto teso e le zanne snudate «Mi ucciderai? Te ne andrai? Non puoi liberarti di me se non sono io a volerlo.»
«Perché sei così dannatamente interessato a me?» dissi nel pieno di un attacco isterico «Cos’ho io di…»
«Ti basti solo sapere che se un giorno ti dovessi trovare priva della mia protezione saresti morta. »
«Perché? Cosa intendeva quel vampiro con “non è tanto umana”?»
Lucas si voltò e guardò il quadro della donna angelo per un breve istante poi tornò a fissare me con le labbra schiuse in un sorriso e gli occhi velati di malinconia «Sei davvero testarda…
Quella strana espressione e il tono gentile della sua voce mi lasciarono totalmente disorientata «Ti ho seguito perché voglio sapere. Me lo devi Lucas.»
Sospirò leggermente «Esistono degli esseri umani» disse con voce calma «capaci di “percepire” l’invisibile, le creature sovrannaturali, gli spiriti e le anime che vagano nel mondo. Questi esseri umani, che noi chiamiamo “ i veggenti”, sono dotati di impressionanti capacità mentali che li rendono immuni ai poteri di suggestione e controllo della volontà di noi vampiri e che permette loro di riconoscerci anche in mezzo ad una grande folla…»
Aprii la bocca per dire qualcosa ma la richiusi subito dopo.
Lucas mi guardò con occhi intensi mentre le sue labbra si schiusero nuovamente in un sorriso «A te questo è successo non è vero? Tu hai riconosciuto ogni singolo vampiro che stanotte si aggirava al Black Angel… ne hai percepito il potere dentro di te…»
Rimasi in silenzio.
Come poteva essere quella la verità? Malgrado a volte mi capitasse di sentire strane presenze attorno a me, non avevo idea di cosa significasse avere poteri o strane capacità… com’era possibile che io… che ne possedessi? Non potevo, non volevo crederci.
Quel vampiro mi aveva portato in mezzo ai suoi simili facendomi quasi rischiare la vita… Ora mi parlava di poteri che mi avrebbero resa diversa da qualsiasi altro essere umano, capacità che avrebbero cambiato totalmente la mia vita…
Come potevo davvero fidarmi di lui sapendo cosa quello avrebbe comportato?
Sentii un’improvvisa ondata di nausea assalirmi «Stai mentendo!»
«Il fatto che non riesca a leggere nella tua mente né a manipolarla in alcun modo ne è una prova certa.»
Sentii improvvisamente mancarmi l’aria «Quindi… è per queste mie “capacità” che tu…»
«I mortali con le tue stesse doti sono molto rari e questo perché ogni vampiro è tenuto ad uccidere un veggente nel momento stesso in cui dovesse riconoscerlo come tale poiché un essere umano consapevole della nostra esistenza e immune ai nostri poteri a lungo andare potrebbe diventare molto pericoloso… soprattutto se dovesse coalizzarsi con altri come lui.»
Quanto altro avrei dovuto apprendere prima di raggiungere il limite?
Lucas si avvicinò, sfiorandomi delicatamente il volto con il dorso della mano «Se ho deciso di proteggerti è solo perché voglio fare di te il mio angelo… io ti desidero più di ogni altra cosa a questo mondo…»
Stetti nuovamente per crollare a terra, sentendo nuovamente mancarmi il respiro, ma lui mi sostenne stringendomi forte.
Rimasi per un attimo paralizzata, con il cuore che mi batteva impazzito sentendo il suo petto liscio sotto le mie mani, le sue forti braccia che mi stringevano, i suoi occhi che mi accarezzavano provocandomi un brivido di eccitazione.
Lentamente, avvicinò il suo volto al mio e con le labbra mi asciugò una lacrima che mi era scesa senza che nemmeno me ne accorgessi.
«Perché soffrire così tanto? Se tu mi accettassi… sarebbe tutto più semplice…»
La sua bocca mi sfiorò dolcemente il collo mentre con una mano cominciò a tirarmi su la veste di seta.
Non riuscii a trattenere un gemito quando lo sentii sfiorarmi l’inguine con la punta delle dita.
«Io ti voglio, Paola… Voglio averti ogni singola notte nel mio letto… e so che anche tu lo vuoi… so che mi desideri…posso sentirlo attraverso tutto il tuo corpo…»
Chiusi gli occhi, inebriata dalla sua voce calda, dal suo tocco morbido ed esperto mentre lentamente mi scansava da un lato le mutandine.
«Immagina… l’eccitante sensazione del mio corpo nudo stretto al tuo…il dolce calore del mio respiro che ti sfiora la pelle…la morbida sensazione delle mie labbra e delle mie mani che accarezzano ogni più intima parte del tuo corpo… tu vuoi tutto questo…»
Ero eccitata, volevo che mi strappasse via la veste di seta, che mi portasse in camera da letto e…
Solo quando lui mi alzò delicatamente il volto con una mano per baciarmi e vidi l’innaturale luminescenza dei suoi occhi mi resi conto di ciò che mi stava accadendo.
Per un attimo avevo dimenticato ciò che era veramente.
«Lasciami!»
Lui allentò la presa su di me permettendomi di tirarmi indietro.
«Perché mi resisti?»
«Perché non c’è niente di umano in te. Sei un mostro! Un mostro che mi ha trascinato nel suo inferno per puro divertimento!»
Chiusi gli occhi per la paura quando lui si avvicinò e mi serrò bruscamente i polsi. Le sue labbra mi sfiorarono appena la fronte per poi fermarsi a pochi centimetri dalla mia bocca.
«Potrei prenderti quando voglio, ricordatelo, ma non desidero averti con la forza… Tu stessa, presto o tardi, mi darai ciò che desidero… un sì, aspetto solo un tuo sì.»
«Mai!» dissi allontanandomi di nuovo da lui «Tu non mi avrai mai! Non avrai mai il mio corpo né il mio sangue! Io non vado a letto con i cadaveri!»
Lucas si limitò a guardarmi senza dire una parola.
Probabilmente comprendeva ciò che stavo provando o forse, semplicemente non gliene importava.
«Rimettiti i tuoi vestiti» disse dopo un lungo attimo di silenzio «il mio autista ti aspetterà giù in strada.»
«Non mi lascerai mai libera vero?»
Sentii per un attimo su di me il peso schiacciante della sua volontà «Mai.» Tornai nella camera accanto, mi cambiai ed uscii velocemente dal grande appartamento poco distante dal Black Angel.
La Mercedes bianca era già in strada ad attendermi.
Salii velocemente sul sedile anteriore tentando inutilmente di reprimere le lacrime.
«La riporto a casa signorina?»
«Si, grazie…e…non chiamarmi così, non lo sopporto… mi chiamo Paola.»
L’autista era un trentenne dai corti capelli scuri, il volto sereno e spensierato di un ragazzino, vestito con un completo marroncino che gli dava tanto l’aspetto di un professore delle scuole medie.
«Sei un Custode non è vero?»
«Sì, mi chiamo Marco» rispose senza distogliere gli occhi dalla strada.
«Da quanto tu…»
«Sono dieci anni ormai che mi occupo della gestione del patrimonio del signor Lucas e di tutte le piccole faccende “diurne”» rispose come se stesse parlando di un normalissimo posto da impiegato.
Lo guardai sconcertata «E non provi rabbia per questo? Quel mostro ha fatto di te uno schiavo, ti ha…»
«Non parlare in questo modo di ciò che non conosci. Cosa sai davvero dei vampiri? Sai che si nutrono di sangue, che non sopportano la luce del sole e che di giorno dormono chiusi nelle loro bare… cose da poco che si possono scoprire anche leggendo un comune romanzetto di serie B… ma di loro, della loro essenza cosa sai veramente?»
«Quelli non hanno un’anima. Sono solo dei cadaveri che se ne vanno in giro ad ammazzare la gente.»
«È vero, alcuni di loro hanno commesso crimini orribili ma non tutti sono spietati come credi. Molti non sono diventati vampiri per loro scelta. A volte, nonostante il passare dei secoli, restano fortemente legati alla loro precedente esistenza mortale, soffrendo ogni volta che si nutrono di sangue umano. Anche i vampiri hanno un’anima ed è molto più profonda di quanto tu possa immaginare.»
«Sarà, ma chi schiavizza e tratta come cibo le persone per me non può essere altro che un mostro.»
«Né tu né io possiamo immaginare cosa si prova a vivere in eterno portandosi dentro i segni di una vita di sofferenza… non possiamo comprendere chi, come Lucas, attende per secoli anche la più piccola occasione per espiare le colpe del passato.»
«Che fa dissangua le sue vittime poi cerca di farsi perdonare?»
Marco voltò per un attimo gli occhi verso di me poi tornò a fissare la strada «Il suo dolore è più profondo di quanto tu possa immaginare ed è tale fin dalla sua esistenza mortale. Perché credi che ti voglia proteggere? Forse non lo sai ma sta rischiando davvero molto per farlo: i vampiri della comunità potrebbero non riconoscerlo più come loro Lord e allora fidati se ti dico che saranno guai seri per te. Non ci sono molte leggi nelle Comunità di vampiri ma chi le trasgredisce rischia di pagare un prezzo ben più alto della vita.»
Cominciai ad osservare la gente alla quale sfrecciavamo accanto, mordendomi nervosamente il labbro «Io sono solo un capriccio da soddisfare per lui… ma ha fatto male i suo conti se pensa di potermi manipolare a suo piacimento.»
«È da tanto, molto più tempo di quanto immagini che ti osserva di nascosto e non ti avrebbe mai rivelato della sua esistenza se non fosse stato l’unico modo che aveva per metterti al sicuro» disse con un sorriso pieno di tristezza «Hai visto il dipinto nella biblioteca non è vero?»
«Quello della donna dalle ali macchiate di sangue? Sì… e devo dire che mi ha ispirato una strana angoscia, l’autore deve averlo realizzato in un momento molto triste della sua vita…»
«Sei davvero un’ottima osservatrice. Scommetto che hai anche visto la dedica incisa sulla cornice.»
«L’ho notata ma non sono riuscita leggerla bene.»
«È Lucas l’autore di quel dipinto e le incisioni sulla cornice dicono: “ A Elén, l’angelo che amò un demone e che da esso venne ucciso”… non ho il diritto di parlarle di queste cose ma forse lui ti vuole proteggere proprio perché gli ricordi molto quell’angelo.»
Imboccammo in quel momento la stradina in cui vivevo e Marco fermò la vettura davanti al mio portone.
«Ricorda solo una cosa, Paola: in quasi dieci anni che sono al suo servizio ho capito che Lucas pur essendo un vampiro forse desidera tornare umano più di qualsiasi altra cosa al mondo.»
Sospirai e aprii lo sportello della macchina con una miriade di dubbi che mi si ammassavano in testa «Buona notte, Marco.»
«Anche a te, Paola.»
Non sapevo se ciò che Marco mi aveva detto fosse vero ma su una cosa si sbagliava di certo: io sapevo bene cosa voleva dire portarsi dentro ferite che non avrebbero mai potuto rimarginarsi. Per questo non potevo fidarmi: perché le mie ancora non avevano smesso di sanguinare.
Entrai in casa il più silenziosamente possibile e dopo essermi accertata che mia madre stesse ancora dormendo, entrai di corsa in camera mia spogliandomi velocemente.
Un vampiro voleva fare sesso con me mentre tutti gli altri vampiri della città mi avrebbero uccisa con piacere a vista se non ricevessi la sua protezione… se non fossi stata disperata, giuro mi sarei messa a ridere.
(…)
Black Angel è un romanzo ancora inedito.
Il disegno è by Hemera (Mara Autillo) mentre tutte le immagini sono Copyright © by DeviantArt.com o degli aventi diritto.