Maura Cannaviello: Rosa di plastica

M. Cannaviello   Rosa di plastica Rosa di Plastica
(Estratto dal romanzo)

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Il suo viso era uno sfarfallio di luci e colori. Sembrava quello di un animale. La linea morbida del collo le sprofondava dolcemente dentro la maglietta e le finiva in mezzo ai seni. Perso in quell’incanto, nel silenzio del piano superiore, l’uomo si fece guidare dietro ad una porta. Era paralizzato davanti a tanta spudorata bellezza; ebbe una vertigine e non osò sfiorarla. Fu allora lei a fare la prima mossa benché il pensiero di toccarlo la ripugnasse; non tanto per una questione di sesso: come ad esempio fare sesso con un uomo che non si conosce, che non ci piace e che potrebbe essere il proprio padre. E neanche per l’idea di fare sesso senza amore, senza provare cioè quei sentimenti che ci permettono di concederci con fiducia a un’altra persona. Le avevano insegnato che l’amore era un’invenzione e che i sentimenti non erano altro che paure - di restare soli; di sentirci abbandonati - mascherate da fantasie romantiche.
Si trattava piuttosto dell’umiliazione di doversi vendere per ottenere qualcosa che le spettava di diritto, che tutti le avevano sempre detto di essere sua.

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Rosa di plastica è stato pubblicato da Pagnini editore nella collana Tracce, nel 2007.
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