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Estratti: Il celeste

di Gaia Mencaroni

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“È che se quel colore non fosse mai esistito, Maddalena non si troverebbe forse qui”.

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I suoi quadri, posti in ogni dove, erano grandi, figurativi, e in tutti vi era al centro la figura umana: seduta o sdraiata, supina, in piedi, intenta nelle attività quotidiane e straordinarie, ma sempre in una sorprendente libertà di posa. Le immagini, riverbero della dolorosa condizione umana, sembravano possedere un moto visibile, connesso con il loro esistere. Le robuste pennellate di Maddalena si scontravano, duellando, con la tela. Il celeste insieme alle diverse gradazioni e combinazioni che potevano generarlo era abolito. Poteva avere il blu e le veniva dato, ma solo sotto sorveglianza del personale medico, per il terrore che nell’incontro con una tinta più chiara potesse improvvisamente ritrovarsi tra le mani materia celeste.
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“Chi ha commesso questo delitto, con frammenti di muscolo schizzati dappertutto ha spento la luce, è salito nella sua bella macchina, ha messo in moto, la radio è partito da sé e tranquillo e rilassato è tornato alla sua vita. Ha parcheggiato davanti al garage, ha attraversato lo stretto viottolo, ha aperto la porta, la moglie con un bicchiere già in mano che guarda la TV, i figli viziati e scazzati. Si è seduto e ha notato pezzi di materia molle e rossastra sotto la scarpa. Li ha tolti, considerando ‘Che schifo, chissà dove ho pestato questa sporcizia’ e ha gettato quei due pezzetti con un gesto automatico dentro la pattumiera, riflettendo che era ora di cenare, perché dal profumo lo stufato doveva essere pronto. Tutto questo mentre quella stanza era ancora piena di pezzi pulsanti e Maddalena, lì distesa al buio, al freddo, con le lacrime che le scendevano lente”.

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Spettri del visibile, Scrittori Sommersi
Gattogrigio editore, collana I sampietrini, XII
Illustrazioni di Flavio Camilli
192 pp., brossura, € 4,90


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