Sommersi Review: Manusch Badaracco
Manusch Badaracco: due parole sul soppalco
Intervista
A cura di Alessandro Boni
L’appuntamento per l’intervista è fissato per le 21 a casa sua, citofonare Badaracco. Suono, mi apre, prendo l’ascensore, busso alla porta, che è già aperta, e una voce mi invita a salire. È una stretta scala a chiocciola in legno che mi porta nel suo personalissimo spazio privato affollato di tele, pennelli e tubetti di colori sparsi ovunque in una confusione troppo pittoresca per non essere vera. È intenta a dipingere, potrebbe essere una pittrice ma se le avessi fatto la domanda un po’ provocatoria “Chi sei e cosa fai nella vita?”, e Manusch mi avesse riposto “Sono una pittrice” l’avrei subito bollata come l’ennesima presuntuosa che si autocelebra gratuitamente e che si crede già arrivata senza neppure essere partita. Ed invece no, Manusch Badaracco, classe 82, pittrice lo è veramente anche se lì tra le sue tele non ha bisogno di ribadirlo. Sono le sue opere che parlano per lei, quei dipinti che affollano il piccolo soppalco dove ha allestito il suo prezioso studio, i suoi soggetti, i suoi volti, immagini che vanno ben al di là del mero concetto del bello nel fare artistico, quasi sempre opinabile, oltrepassando il giudizio estetico, dipinti che sono l’immagine di qualcosa di più profondo, di immensamente più profondo, di intimo.
Ma quello che a prima vista forse colpisce di più nei quadri di questa ragazza è la particolarità nel far nascere la figura. Nei suoi dipinti i soggetti sembrano emergere letteralmente da uno sfondo astratto e colorato che conferisce movimento alla composizione.

- 18, 80×120, olio su tela
“Da cosa deriva questa tua scelta di non rappresentare uno sfondo figurativo?”
“Mi annoiavo” sorride “Mi annoiava farlo perché la mia attenzione era focalizzata sui volti dei miei soggetti e quello che gli stava intorno mi distraeva. Ma una volta terminata la figura mi rimaneva da riempire il vuoto che restava intorno ed è stato lì che mi sono resa conto di quanto quello che tutti i giorni ci circonda interagisca irrimediabilmente con noi, con i nostri comportamenti, con i nostri stati d’animo e conseguentemente sulle nostre espressioni, e così ho provato a rappresentarlo.”

- Noi, 80×80, olio su tela, 2008
“Quindi è lo sfondo che fa da tramite col mondo?”
“Si, in un certo senso è esso stesso una sintesi della società che ci circonda e che ci influenza a tal punto da deformare noi e la nostra percezione delle cose, dandoci la sensazione di poterci smarrire. E da questa trasformazione nasce l’esigenza di cercarsi, di provare a trovarsi o di lasciarsi inesorabilmente travolgere. Lo specchio di tutto ciò è reso dalla danza di colori che realizzo nei miei quadri che plasma i contorni delle figure e al contempo ne dissolve le forme in un gioco quasi perverso di costruzione e decostruzione.”

Senza titolo, 120x80, olio su tela, 2007
“Mi sembra di capire che se prima dipingere quello che stava intorno ai soggetti ti dava noia, ora abbia raggiunto un buon grado di importanza?”
“Esattamente, posso dire che ciò è avvenuto quando è subentrata nello sfondo l’invasione meravigliosa dei colori che sciolgono la figura, dove il dettaglio si confonde con la luce e con il colore, mentre all’inizio della mia ricerca gli sfondi contornavano semplicemente le figure rendendo la composizione statica. Voglio sottolineare che lo sfondo altro non è che quello che circonda tutti noi e che non ci appartiene, quello che realmente ci appartiene siamo noi, è la nostra immagine. Lo sfondo è quello con cui, più o meno inconsciamente, lottiamo e da cui ci dovremmo distaccare, e il non riuscire pienamente a farlo porta a confonderci e a lasciare che questo ci invada.”
“Ma i tuoi quadri mi sembrano trasmettere gioia e serenità, non colgo tutta questa lotta nell’affermare l’importanza della propria immagine, della propria persona?”
“Ma vedi a volte ci lasciamo trascinare in determinate situazioni per farci del male, per paura o perché non riusciamo ad allontanare i nostri pensieri da problemi e preoccupazioni, ma è anche vero che ci sono momenti, che si tendono a metabolizzare più facilmente, in cui siamo noi a scegliere e si provano piacevolissime emozioni ed allora è una cosa meravigliosa.

Il sorriso di Edo, 120x80, olio su tela, 2007
In Noi c’è la coscienza del se in rapporto con quello che ci sta intorno, il nero esprime un salto nel buio è vero, ma si può cogliere una sensazione piacevole perché è una scelta consapevole, sei tu che decidi di giocare con questa cosa, mentre esistono momenti dove non sei tu a scegliere ma sei costretto, dove ti abbandoni e ti lasci trascinare come nel Il sorriso di Edo dove lo sfondo diventa braccia che afferrano e deformano il volto, forzando la figura in un sorriso. In Lavala la ragazza ha lo sguardo lontano, non è attenta allo spettatore, vorrebbe essere lontana là dove i suoi occhi la conducono ma il fatto di portarsi il bicchiere alla bocca la blocca, gli impedisce di esprimersi e gli taglia il viso a metà, è in una condizione di impotenza, vorrebbe ma non può.”
“L’ultima banale domanda, progetti per il futuro?”
“Ho avuto la fortuna di fare la mia prima personale allo Spazio Tadini di Milano poco tempo fa (“Mi manca chiunque” dal 30 gennaio al 12 febbraio 2008, ndr) e questa opportunità oltre ad avermi commosso per la partecipazione della gente, mi ha dato la possibilità di farmi conoscere, tanto e vero che a maggio esporrò le mie opere alla Galleria Cortina, sempre a Milano(“Due racconti” dal 20 al 31 maggio 2008, ndr). Spero che sia l’inizio di un percorso che mi permetta di dedicare tutta la giornata alla mia passione, la pittura, senza dover dividere tempo prezioso con uno stupido lavoro!”
“Allora in bocca al lupo!”
“Crepi!”
Manusch Badaracco è nata a Lodi nel 1982 dove ha studiato al Liceo Artistico “C.Piazza”. Nel 2006 ha terminato gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Brera. Lo Spazio Tadini di Milano gli ha dedicato la sua prima personale di pittura “Mi manca chiunque” dal 30 gennaio al 12 febbraio 2008, la Galleria Cortina di Milano ospiterà i suo dipinti nell’esposizione “Due racconti” dal 20 al 31 maggio 2008.

Lavala, 80x120, olio su tela, 2007