Sommersi Review: La stanza di ghiaccio di Serena Penni

La stanza di Ghiaccio
di Serena Penni
Edizioni ETS, 2008.
€ 15,00

Recensione a cura di Maura Cannaviello

“La stanza di Ghiaccio”, romanzo d’esordio della scrittrice fiorentina Serena Penni, è un libro difficile, un cazzotto nello stomaco.
Le voci di Lei e di Lui si alternano nel resoconto di esistenze prive di gioia e speranze. Come se si fossero riconosciuti nelle reciproche solitudini, Elena Bettinelli e Paolo Maggi, i protagonisti de “La stanza di Ghiaccio”, non saranno però in grado di salvarsi. Disposti a sopportarsi fisicamente, come si sopporta il peso dell’altro durante l’atto fisico dell’amore, non supereranno, invece, il peso delle reciproche esperienze fallimentari.

Elena, laureata in Lettere e iscritta a un corso di specializzazione per l’insegnamento, ha un passato di anoressica. Ha perso il fratello in un grave incidente stradale e, un episodio del suo passato, la porterà ad allontanarsi dagli affetti rassicuranti della famiglia.
Lui, Paolo Maggi, professore di origini etiopi, è un uomo “cresciuto a metà”. Porta con sé i segni di un’infanzia complessa, da dimenticare; assai lontana dalla realtà occidentale che noi tutti conosciamo. Abbandonato da entrambi i genitori, Paolo è diventato un uomo insicuro e carico di risentimento. Sceglierà sempre donne deboli ma che sapranno approfittarsi di lui. Angela, Fabiana, Daniela, Beate, e Sonia - sua figlia - sono l’espressione ultima dell’incapacità di Paolo ad affrontare la vita.

L’incontro fortuito tra i due - il pretesto è la poesia Costa San Giorgio di Eugenio Montale, mentre lo scenario è la città di Firenze -, risveglierà in loro e per breve tempo, l’amore per la vita.
Elena e Paolo si studiano, si raccontano e la narrazione si infittisce di eventi intrecciati al passato, che porteranno all’unica conclusione possibile per due anime perse.

Serena Penni traccia sapientemente i profili, le delusioni e il lato oscuro dei personaggi. Il freddo delle loro esistenze. Il desiderio fortissimo di tornare indietro, agli anni dell’infanzia, quando tutto era ancora possibile e ci si poteva ancora salvare. A quella stanza di ghiaccio da dove provengono e andranno a finire, al termine del loro cammino, le vite degli uomini.


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