Sommersi Review: Daniele Mazzoli
Daniele Mazzoli
Articolo
a cura di Maura Cannaviello
Capita spesso che un grande artista si cimenti con successo anche in altre discipline per le quali è meno noto. Del resto, si sa, il genio va a braccetto con la sregolatezza.
Così, da Michelangelo Buonarroti a Woody Allen, ma l’elenco sarebbe assai lungo, chi è dotato di forte creatività abbraccia più “arti” pur di esprimerla. Quella di tradurre il proprio universo interiore in un linguaggio comprensibile anche all’esterno, nasce per l’artista come un’esigenza, ma diventa necessità (come una febbre che deve sfogare), per tornare a essere Arte.
Lunga sarebbe anche la lista dei talenti che, sopratutto nel nostro Paese, faticano per farsi conoscere.
Sarà perché in arte (ma è un costume diffuso un po’ ovunque) va avanti solo chi ha le “spinte giuste” o le risorse finanziarie per affrontare i primi investimenti?
E così, dietro alla figura del nostro vicino di casa o del panettiere, potrebbero nascondersi talenti insospettabili che, attualmente, nessuno si prende la briga di andare a stanare!
Daniele Mazzoli, classe ‘65, di mestiere fa il vigile del fuoco nel personale civile, e se ciò non bastasse a dimostrare il suo talento, ultimamente, insieme a tanti altri musicisti, ha realizzato la colonna sonora del film “Il punto rosso” di Marco Carlucci. All’attivo ha già un cd autoprodotto insieme al gruppo “Nuove Officine Rumori”, che fa musica postrock con influenze anni ‘80.
Ma parlavamo di più doti, e infatti, per Sommersi Review, non parleremo del Mazzoli chitarrista bensì pittore.
La sua produzione conta finora un centinaio di pezzi per lo più su tela e a olio, ma abbondante è anche l’uso di tecniche miste (aereografo, acrilico) su supporti di vario genere.
Fin dalla prima occhiata risulta evidente l’attezione del Mazzoli alla figura umana e le influenze ricevute da artisti del primo novecento quali Klimt, Aristide Sartorio, Magritte e Modigliani.
Il disegno è rigoroso, forse per la formazione tecnica di geometra prima e di “quasi” architetto poi (Daniele ha lasciato l’università dopo diciannove esami); i contorni forti definiscono i muscoli del corpo, la forma del viso.
Se le linee di demarcazione ricordano le legature a piombo delle vetrate delle chiese, le zone di colore, invece, sono le tessere di un mosaico o i volumi di colori usati dai cubisti per rappresentare la realtà. Ma il rigore del contenitore è subito “liberato” dai colori esuberanti e dalla sensibilità nel cogliere le espressioni.
I soggetti del Mazzoli danno l’impressione di essere vecchi amici o anche parenti.
Molti guardano l’osservatore dritto negli occhi, altri hanno lo sguardo all’orizzonte o sono voltati di spalle. Tutti sono ritratti in gesti semplici (rispondere al telefono, fumare), ma dai quali traspare una fragilità di fondo.
E ancora: talloni e gambe femminili ritratti in primissimo piano e che ricordano le radici di alberi sprofondate nella terra, sono i soggetti attraverso i quali l’autore stabilisce una profonda intimità. Perché evocano “istinti antichi” che seducono più di moderni artifici.
Questi elementi fanno del Mazzoli un attento osservatore dei meccanismi psicologici e un estimatore dell’umanità.
L’ultima personale di Daniele Mazzoli si è svolta a marzo, ma dipinge, espone e vive tutto l’anno, in via Filomusi Guelfi 15 a Cinecittà, Roma.
Per visitare l’atelier e per comprare le sue opere (i prezzi vanno dai 300 ai 1000 euro) chiamare il 333.3957812.
Per saperne di più:
MySpace di Daniele Mazzoli
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