Gruppo di lettura: L’inafferabile

L  inafferrabileL’inafferrabile
Antologia di racconti
Progetto degli studenti dello IULM di Milano a cura di Giuseppe Carrieri e Michele Marcon
Arcipelago edizioni, 2007

Recensione a cura di Simone Ghelli

Ha senso continuare ancora a produrre antologie, quando ormai lo fanno tutti gli editori o i gruppi di scrittori che si riuniscono per cercare un minimo di visibilità? La risposta è si, ma soltanto se la qualità del progetto giustifica l’operazione, proprio come nel caso de L’inafferrabile, frutto di una collaborazione tra alcuni giovani scrittori che studiano all’Università IULM di Milano.
Questa raccolta, capitatami sotto mano grazie all’incontro “virtuale” avvenuto su myspace con uno dei suoi curatori, si distingue dalla media sia per la qualità degli scritti che essa raccoglie, che per la cura con cui sono stati messi assieme. Innanzitutto perché, nonostante la precisazione di copertina “Giovani scrittori IULM” che potrebbe essere fuorviante, qua non ci troviamo di fronte alla classica raccolta generazionale, ma a dei racconti scritti con stile maturo, che gravitano attorno a quest’unico concetto: l’inafferrabilità delle cose, dei ricordi, forse della vita stessa, il cui senso di marcia può essere invertito, o forse anche solo deviato, grazie alla pratica della scrittura. Nonostante la varietà degli stili e degli argomenti, il titolo costituisce infatti il centro introvabile della raccolta, il cui fine sembra essere proprio questa sfida alla parola scritta, che comincia a balbettare proprio quando si credeva di averla finalmente afferrata – “La chiave di vetro” di Hulda Federica Orrù – che s’inceppa come un orologio che ha perso il proprio tempo – “Midriasi” di Michele Marcon – che cerca di fissare in un’ultima personalità la schizofrenia di una persona malata – “D.M.P.” di Danilo Potenza – che si batte in un corpo a corpo per cercare di conquistare inutilmente un uomo che non si lascia avvicinare – “La musa ispiratrice” di di Glenda Manzi – che non ammette rivali, anche a costo di decidere della vita di un’altra persona –“28-12-1956” di Dimitri Squaccio – o che ancora cerca di dare un nome ai ricordi correndo dietro all’illusione che così essi non ci sfuggano più – come nel racconto che dà il tiolo alla raccolta, “L’inafferrabile”, di Paola Tonetti. Il tema della memoria è senz’altro comune a molti degli autori, che sia rappresentato da una vecchia foto che non si trova più – “L’arrivo” di Giuseppe Carrieri – o da un ragazzo morto in un incidente e di cui sentiamo ancora i pensieri, finché i suoi occhi non finiscono per coincidere con quelli di chi ne ha causato la dipartita – “La morte di Martino” di Marcello Ubertone.
L’unica certezza di questo libro è che si legge tutto d’un fiato, poiché un racconto ne tira un altro, e alla fine si rimane con il dubbio di quale sia il migliore. Vorrei poter dire con certezza che sentiremo nuovamente parlare di questi autori, ma, se non sarà così, dipenderà probabilmente da un panorama editoriale sempre più miope, che non scommette più sugli esordienti. Per questo motivo vi consiglio di correre subito ad acquistarne una copia. Perché gli autori esordienti vanno aiutati, soprattutto se la loro scrittura ha la forza d’imporsi sul brusio generale in cui siamo immersi. Ogni volta che il nome di un esordiente scompare nel nulla, dovreste pensare che forse la colpa è anche un poco di chi non lo ha letto quando ancora poteva.
Perciò non stateci troppo a pensare, correte dietro una buona volta a questi scrittori ed afferrateli!


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