Gruppo di Lettura: La testa di Ale di G. Mencaroni

La testa di Ale - G. Mencaroni

La testa di Ale - G. Mencaroni

La testa di Ale
di Gaia Mencaroni
Lampi di stampa, 2008.

Recensione a cura di Simone Ghelli

Quello di Gaia Mencaroni è un romanzo coraggioso ed attuale, nel quale vengono svelati i meccanismi di un mondo corrotto e senza scrupoli com’è diventato quello universitario. La storia della giovane protagonista - laureata in Storia dell’arte medievale come l’autrice - che rinuncia ad un rapporto di convenienza con un assistente universitario ben ammanicato per gettarsi nelle braccia di un redattore sposato, fotografa chiaramente, anche se con tinte melodrammatiche, la situazione del nostro belpaese. La causa del tormento che dilania la coscienza della protagonista nasce dal casuale ascolto di una telefonata in cui si parla dell’interessante progetto di ricerca presentato da un certo Alessandro Antonelli - l’Ale del titolo del libro - che rischia di mettere in crisi la commissione dell’esame di dottorato (che come da prassi ha già scelto in anticipo il candidato da favorire). Il fatto di sapere, senza riuscire a trovare qualcuno pronta ad aiutarla in questa battaglia contro il clientelarismo, logorerà a tal punto la protagonista da spingerla a mollare tutto e a trasferirsi in Germania a lavorare in un ristorante. La testa di Ale è dunque un libro sulla rinuncia ai propri ideali a cui è stata costretta la nostra generazione - anche se Gaia Mencaroni non manca di fare autocritica - una generazione che deve fare i conti con un paese incapace di valorizzare i propri talenti, dove ciò che più conta sono le conoscenze. Il sistema che stritola Ale ò lo stesso che da anni costringe alla fuga tanti giovani, mentre a quelli che restano riserva la fine di Alessandro Antonelli: accontentarsi di trovare un lavoro che ci faccia sopravvivere, per poi ritrovarsi a fare i conti con le proprie frustrazioni. La testa di Ale ci racconta tutto ciò con una scrittura molto scorrevole ed avvincente - alla quale purtroppo non viene in soccorso un editing da rivedere - che guida il lettore in una selva d’intricati rapporti che rischiano di minare la bellezza dell’arte con la loro meschinità. Nonostante il tema trattato - l’Università e l’arte medievale - quello della Mencaroni può essere definito un romanzo “popolare”: non soltanto per via del tono melodrammatico, ma anche perché persegue l’obiettivo di gettare un po’ di luce su un mondo sconosciuto ai più, facendo del proprio linguaggio un’arma piegata ai fini della narrazione. Un romanzo che si lascia leggere tutto d’un fiato per la capacità dell’autrice di tener testa alla propria incandescente materia, senza mai cadere nella facile retorica o in banalità varie, bensì rendendoci partecipi, dall’inizio alla fine, di questa battaglia che la nostra generazione ha purtroppo rinunciato a combattere.


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