Gruppo di Lettura: Questi fantasmi a cura di G. Cozzolino

Questi fantasmi… – 17 storie di luoghi e spettri napoletani
AA.VV. – A cura di Giuseppe Cozzolino
Edizioni Boopen LED
286 pp,  € 14,00

Recensione a cura di Ilaria Mazzeo

Ognuno dei 17 racconti che compongono questa raccolta è legato ad uno specifico luogo storico di Napoli. Attraverso pagine ricche di suspense, elemento irrinunciabile di ogni storia di fantasmi che si rispetti, il lettore potrà quindi scoprire, o riscoprire, la Reggia di Capodimonte;  Castel Capuano, già sede del Tribunale Civile di Napoli;  Palazzo Spinelli di Laurino, che si racconta sia abitato dallo spirito di Bianca, giovane damigella crudelmente murata viva nel XVIII secolo; la Cappella Sansevero, che ospita le invenzioni di Raimondo di Sangro, anatomista, esoterista e letterato settecentesco il cui fantasma, si dice, attraversa di notte la Piazza San Domenico a bordo di una carrozza invisibile. E poi, luoghi che non esistono più, come il lebbrosario che si trovava nella zona di via Marina, a ridosso del Porto, o il Convento di Sant’Arcangelo a Baiano, chiuso nel 1577 a seguito dei numerosi scandali e delitti di cui, si narra, si macchiarono le monache che vi abitavano.
Diversamente da altre antologie, Questi fantasmi… non risente di squilibri tra un racconto e l’altro. Gli autori, quasi tutti con diverse pubblicazioni all’attivo, hanno interpretato in modo diversi il tema della raccolta, mantenendo però sempre alta la qualità della narrazione. Tra gli altri, sono presenti i fondatori dell’associazione Napolinoir: oltre a Giuseppe Cozzolino, che è anche curatore del progetto, Diana Lama e Luciana Scepi.
Un grande merito di questo libro è quello di mostrare lati di Napoli che troppo spesso sono messi da parte a favore di visioni prettamente negative: l’incredibile bellezza e varietà dei suoi monumenti, la ricchezza della sua storia, la forza di un popolo che si è risollevato, nei secoli, da innumerevoli sciagure, e che certo continuerà a farlo, anche grazie alla vivacità culturale di cui questa antologia è una dimostrazione degna di nota.


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