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Gruppo di Lettura: Lo sfasciacarrozze di R. Raimondo

Lo sfasciacarrozze

di Riccardo Raimondo
A&B Bonanno Editore
52 pp, € 10,00

Recensione a cura di Giuseppe Nava

Leggendo Lo sfasciacarrozze, opera prima di Riccardo Raimondo, si può fare l’errore di indugiare su certi aspetti discutibili che vi si notano. Alcune sperimentazioni, più che rispondere a una reale esigenza poetica, sembrano puntare a un’originalità fine a sé stessa: è il caso di Puro sangue. Altri passaggi invece indugiano nel “poetichese”, come ad esempio il leopardiano «e non dormo ancora, e fremo», da Furtivo amore.
In realtà l’opera mostra un autore sinceramente impegnato e appassionato, e un lavoro intenso, soprattutto a livello formale. Raimondo si concentra molto sulla composizione dei versi, con una tendenza all’accumulo piuttosto che alla sottrazione. Questo crea un’atmosfera greve e appesantita come la realtà che sembra vivere l’”io” poetico: abbondano assonanze, consonanze e allitterazioni (Canti alieni, o ancora di più la poesia che dà il titolo alla raccolta). La forma tende a mantenere un andamento tradizionale di versificazione e metrica, interrotto a volte da elementi sperimentali, come in Cacciatrice di sogni, dove l’equilibrio e la regolarità dei primi versi vengono spezzati dall’irrompere di rabbiosi passaggi futuristi. Una rabbia che ricorre spesso nella raccolta, dove prevale un “io” tormentato e capace di un’amara lucidità: in liriche come La condensa è panna, Temperamento elettrico superiore, o L’anima, l’autore ricerca i segni di una meccanicità dell’esistere, di una spiegazione della vita riconducibile alla fisica o alla chimica («Ammettiamolo a noi stessi / che l’anima è di natura elettrica»), come se solo una soluzione razionale possa non lasciare più adito a dubbi e rimpianti.
Nel percorso dell’autore, l’amore viene affrontato in modo tutt’altro che banale. Esso è di volta in volta «pesante», «furtivo», «dissolto»; e si trascina incompreso e sofferto, in una serie di passaggi convincenti in cui persino il sesso diventa un meccanismo, un «crudele innesto» (Ieri ero fuori). Meno riuscita è invece l’invettiva contro il mondo sociale (dal traffico alla politica all’ambiente) contenuta nella sezione Postmetropoli: pur facendo appello a un sincero e motivato risentimento, cede troppo spesso al sarcasmo facile (Bella gente, Vuotoboria).
Questo lavoro ci dà dunque più di un’occasione per soffermarci nella lettura, e soprattutto lascia ben sperare per i futuri scritti dell’autore, che aspettiamo alla prossima prova.



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