Gruppo di Lettura: “Jack stupratore di versi” di P. Magni
Jack stupratore di versi
di Paolo Magni
Albatros Il Filo
2009, pp 111, 14.00 €
Recensione a cura di Giuseppe Nava
Jack stupratore di versi è la prima opera narrativa del lecchese Magni, già autore di una raccolta poetica pubblicata nel 2005, ed è un romanzo fuori dagli schemi, grottesco e provocatorio.
Jack C. è un giovane che, dopo un trauma adolescenziale, si ritrova muto e con un proiettile nel pene (!!!). Vive ai margini del consesso umano, senza un lavoro e senza alcuna prospettiva. La sua vita si divide tra Giuditta, una giovane ex suora cieca con cui vive, e Sara, una ricca ninfomane in cui si imbatte per caso. Gli eventi in cui rimane coinvolto (a caso, perché non ha quasi mai iniziativa) sono surreali, estremi, incomprensibili; e si può pensare a più di un’interpretazione allegorica della trama. Nel mondo allucinato di Jack tutto è gonfio, tutto trasuda, tutto è tirato per i capelli. Le azioni sono insensate, le reazioni spropositate. Il sesso è esplicito e descritto in modo tale da diventare grottesco. E il tono volutamente (esageratamente?) poetico con cui l’autore affronta la narrazione rende il tutto ancora più paradossale, e sottintende un’ironia feroce che permea tutto il libro: Jack alza la cornetta del telefono pur essendo muto; Giuditta che porta sempre intorno ai fianchi una cintura imbottita di tritolo; il medico Iaco Pastore scoperto ubriaco mentre piscia in una cassetta delle lettere; e tante altre ancora, e i continui richiami religiosi (evidenti anche nella scelta dei nomi: Abramo, Saul, Isaia), che stridono con gli eventi narrati, ben poco ortodossi.
Lo stile, come scritto sopra, è molto più vicino al verso che non alla prosa: questo rende la lettura non proprio immediata, ma regala più di qualche riga felice. E si notano con piacere richiami e citazioni come Iaco Pastore, il Jack Christ preso in prestito da Dylan Thomas, o la pulizia mattutina dei cessi che fa molto Chinaski/Bukowski.
Alla fine il mondo assurdo di Jack sembra una grossa presa in giro di un mondo già ipertrofico quale il nostro, una pantomima, uno scherzo pesante. Ritrarsi schifati è come cascare nello scherzo, cedere alla provocazione; al contrario si può trovare un autore molto sicuro dei propri mezzi, e un libro spesso discutibile, ma che vale una lettura.
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Commenti
Commento da Jack
Inserito: 29 gennaio 2011, 15:09
…a coloro che fossero interessati ad avere una copia di “Jack stupratore di versi”, potete contattarmi direttamente alla mia mail paolo_highlander@hotmail.it Grazie a tutti!








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