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Gruppo di Lettura: “In cosa mai siamo mortali?” di Cesario Milo

In cosa mai siamo mortali?

di Cesario Milo

Editrice Zona
2011, pp 158, 12,00 €

Recensione a cura di Giuseppe Nava

Nella nota biografica si dice dell’autore che “ama i poeti come Rimbaud, Campana, Blake [...]”. Influenze dichiarate che sono pienamente riconoscibili nei testi, improntati appunto a un orfismo visionario che costituisce al tempo stesso il pregio e il limite del lavoro di Milo.
Pregio perché la raccolta è unitaria, essendo costruita secondo una modalità tipica di questa poesia, ovvero la rielaborazione in chiave simbolica della vita vissuta: le esperienze vengono collocate in un piano mitico, e attraverso di esse l’autore in quanto essere umano cerca la combinazione giusta per decifrare il mistero del mondo. Belle immagini si susseguono nei testi, molto vicini alla prosa nella costruzione e nell’andamento; vi si legge una convinzione sincera.
Limite perché emerge troppa fiducia in questo stile, nella continua ricerca del “sacro fuoco”, nell’ispirazione divina di cui il poeta dovrebbe farsi profeta. Il tono è monocorde in più di un’occasione, e il richiamo continuo al visionario di Charleville o al pazzo di Marradi (ma solo sfiorando il mistero del primo e i ritmi del secondo) può, alla lunga, annoiare. Il rischio è che le buone immagini si rivelino fini a se stesse, e l’unitarietà di cui sopra sia limitata allo stile, subordinando e limitando la visione del mondo – la poetica – a un profetismo forse eccessivo.
Il lavoro di Cesario Milo può dunque essere apprezzato da chi ama questo tipo di poesia orfica e visionaria, e il buono che vi si legge potrà essere in futuro valorizzato smussando i tratti in cui emerge un’adesione acritica e autoreferenziale agli stilemi tipici del genere, e praticando una maggiore e costante riflessione sulla poesia e sul fare poesia.

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Commenti

Commento da cesario
Inserito: 27 ottobre 2011, 12:16

Non è uno scherzo la poesia, bisogna essere decisi e non tenere il piede sul cornicione e l’altro dietro, bisogna andare decisi sull’orlo, non è profetismo, ma convinzione, non è uno scherzo un vocabolo o una virgola, tutto è lì poichè lì è per mia convinzione il suo posto.
CESARIO MILO

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