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Chiacchiere Sottomarine: Intervista a Rosaria Emilia Nunziata

a cura di Ilaria Mazzeo

Il tuo romanzo, “Sono qui, non è per caso…” è ambientato a Bologna negli anni 1976-1977. Da cosa deriva la scelta di questa specifica città e di questi due anni in particolare?
Il romanzo nasce dopo tre anni di ricerca svolti per un dottorato in Storia dei movimenti e dei partiti politici. Scritta la tesi, avevo raccolto tanto di quel materiale che non mi sentivo di relegarlo in un dimenticatoio. Da qui l’idea di trarne un romanzo.
La scelta di centrare l’attenzione su Bologna dipende dal fatto che, in quegli anni, la città era il fulcro di quella che allora veniva definita l’ala creativa del movimento. In effetti, basta pensare all’esperienza di Radio Alice oppure alla rivista A/traverso, quindi alle numerose riflessioni sul linguaggio, sulle nuove forme di comunicazione, in un momento in cui si riteneva che la lotta al potere si potesse (e si dovesse) giocare in questi ambiti piuttosto che in altri. O ancora, pensiamo alle varie riflessioni filosofiche sulla soggettività, i bisogni, il desiderio, che facevano appello a studiosi come Foucault, Barthes e, certamente non da ultimi, Deleuze e Guattari con L’Anti-Edipo.
E poi c’è l’aspetto più strettamente di cronaca per cui la città (a volte suo malgrado, direi) si è resa nota. Come gli scontri seguiti all’uccisione dello studente Francesco Lorusso, il centro urbano messo sotto assedio dalle forze dell’ordine e le giornate del Convegno contro la repressione nel settembre ’77. Insomma, una serie di eventi per cui, quando si decide di parlare del ’77, inevitabilmente si finisce per ripensare a Bologna.

Oltre che sui libri e le riviste dell’epoca, che citi nel romanzo e inserisci nella bibliografia finale, ti sei documentata anche incontrando persone che hanno vissuto quegli anni?
Certamente! Forse più di ogni altra fonte, è stata proprio la possibilità di fare delle interviste a trasmettermi quelle “sensazioni” da cui trovare nutrimento per scrivere un romanzo. I racconti in prima persona, quindi la loro spontaneità, il calore, la rabbia, il dolore, hanno un tale impatto che non sempre è così facile riuscire a estrapolare da un volantino, per esempio, oppure in un articolo di giornale o in un libro. Per quanto questi documenti rimangano imprescindibili per chi fa ricerca storica.

Qual è il tuo giudizio sul cosiddetto Movimento del ’77? Credi che abbia fallito o che le rivendicazioni di allora abbiano inciso positivamente sul futuro della società italiana?
Da un punto di vista strettamente storiografico, il movimento del ’77 non è stato ancora adeguatamente sviscerato come è successo per il ’68. Per cui ciò che abbiamo su quel movimento è ancora molto poco. Per quanto mi riguarda, credo che invece valga la pena di approfondire quel pezzo della nostra storia, se non altro per non rischiare di archiviarlo banalmente con la solita frettolosa formula degli “anni di piombo”. Il tema della violenza e della lotta armata è presente, sì, ma tanto per citare lo storico Marco Grispigni: “Il ’77 non è solo distruzione e violenza, ma anche sperimentazione e innovazione”. E qui ritorna quanto detto nella prima domanda.
Inoltre, vorrei anche sottolineare come quel movimento sia stato una grande manifestazione di partecipazione collettiva (forse l’ultima) che ha visto come protagonisti, insieme, i giovani, gli studenti, gli operai, le donne. Beh, se non ora, quando dovremmo cominciare a pensare di risvegliare le nostre coscienze in maniera collettiva?

Hai pubblicato il romanzo con una realtà indipendente. Quali credi siano le migliori modalità di promozione di un libro pubblicato da una piccola casa editrice?
Forse le presentazioni, sì, probabilmente per una piccola casa editrice aiutare un autore a promuovere quante più presentazioni possibili è un buon modo per dare pubblicità al libro. E non solo. A volte le presentazioni diventano anche un’occasione di discussione per argomenti che vanno oltre il libro o l’autore… E ti dirò, trovo che questo sia molto bello e divertente.

Quali sono i tuoi progetti di scrittura futuri?
I miei progetti di scrittura futuri? Le donne. In quanto donna, mai come adesso sento la necessità di trovare un modo per affrontare l’argomento. In particolare, tutto ciò che ruota attorno alla libertà sessuale. Credo ci sia un tale fraintendimento sulla questione che, beh, sì, vale la pena provare a rifletterci su e indagare meglio. Ma lo confesso, ho ancora molto lavoro da fare. Anche se spero di avere qualcosa di più strutturato entro la fine dell’anno.

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