Chiacchiere Sottomarine: Intervista a Maddalena Lonati
a cura di Giuseppe Nava
Questa settimana Scrittori Sommersi vi propone un interessante approfondimento con un’autrice che avete già avuto modo di conoscere sulle pagine del nostro sito: Maddalena Lonati.
Attraverso un’intervista esclusiva Maddalena ci farà conoscere la genesi de “L’apostolo sciagurato” e molto altro, portandoci per mano attraverso il suo percorso nella scrittura.
Parliamo dell’Apostolo sciagurato. La particolare struttura del tuo libro (raccolta di racconti e al tempo steso romanzo) è stata premeditata? Eppure diversi racconti erano già apparsi nel web…
Alcuni racconti erano già apparsi sul web, altri erano stati pubblicati da riviste letterarie, ma il progetto di questo libro era antecedente, esisteva da lungo tempo ed ha avuto una complessa gestazione. Desideravo trattare il tema dell’assenza perché mi affascina molto, ritengo possa trasformarsi in eterna presenza, e volevo farlo da svariate prospettive, declinandolo negli ambiti più disparati, anche per questa ragione mi sono avvalsa della struttura della raccolta-romanzo che mi ha consentito di analizzarlo ogni volta da una nuova angolazione. Tutti i racconti sono legati fra di loro da questo filo rosso, e tutti sono nati grazie alla particolare relazione erotica e cerebrale fra i due protagonisti.
Perché “l’Apostolo sciagurato”? Non mi sembra che ci siano dei particolari riferimenti religiosi, quanto piuttosto la necessità di sottolineare in modo forte la condizione di “elemento di rottura” del personaggio così definito.
Non ci sono elementi religiosi nel mio libro, l’apostolo sciagurato è l’unico modo in cui viene definito il protagonista senza nome per enfatizzare il suo ruolo, in quanto sarà colui che condurrà Lei a compiere il proprio destino. Lui fa da spartiacque nel fluire del tempo di Lei, dopo questo incontro nulla potrà mai più essere come prima, demarca in modo netto ed irreversibile un prima ed un dopo nella sua esistenza. E’ come se Lei nascesse nuovamente, partorita dalla mente di Lui, e di questa nuova vita più consapevole Lei gli fa dono attraverso i racconti che scriverà durante la sua assenza, in attesa del suo ritorno.
In altre interviste hai sottolineato la tua passione per gli autori del Decadentismo, passione che emerge chiaramente dai tuoi racconti soprattutto per quanto riguarda l’attenzione a un “bello” ideale. Non trovi che questo si possa tradurre in una sorta di fuga dalla realtà? Mi viene in mente, per restare in area decadentista, Controcorrente di Huysmans…
Non amo l’idea di fuga, trovo sia un tentativo fallimentare e piuttosto codardo, preferisco invece che i miei personaggi possano semmai compiere dei viaggi verso dimensioni alternative e più articolate, ma senza mai rinnegare la realtà. La tensione verso un miglioramento di sé e di ciò che ci circonda deve trasformarsi sempre e solo in un dato positivo, mai in una sterile idealizzazione utopica.
Racconti come Versus o Tatoo puntano l’attenzione su un aspetto tipico dei nostri tempi, ovvero il disperato aggrapparsi di molte persone all’apparire, all’immagine esteriore. Tu sei un’esperta di monili e gioielli, oggetti legati appunto all’immagine: come vedi questa tendenza?
Il mio interesse per i gioielli d’epoca, che studio da molti anni, nasce dalla mia passione per l’arte, in quanto i gioielli antichi sono stati spesso una delle massime espressioni artistiche delle varie epoche ed attraverso la loro osservazione si possono ripercorre i mutamenti sociali e stilistici.
Ritengo ovviamente una inutile quanto noiosa forma di superficialità la tendenza a mostrare solo un involucro privo di contenuti, sebbene l’interesse per l’immagine non sia di per sé un fattore negativo. L’amore per la bellezza si può riversare anche banalmente sul proprio aspetto esteriore, a patto che questo sia coadiuvato da una mente efficiente.
Nei racconti che compongono l’Apostolo sciagurato ho notato spesso il ricorrere di coppie di elementi opposti ma legati tra loro: ovviamente uomo-donna, ma anche vuoto-pieno (e quindi assenza-presenza), bianco-nero, fratello-sorella… C’è un motivo particolare?
Ho giocato sovente con gli opposti per evidenziare l’aspetto di complementarità e di perfetta fusione fra elementi che si cercano e finalmente si incontrano dando origine ad un nuovo, più completo ed interessante elemento. Il libro narra indubbiamente dell’assenza, ma anche dell’amore nelle più varie forme, ed è spesso parlando dell’amore che ho trattato di questa irresistibile attrazione fra opposti. Opposti forse apparenti, in realtà facce della stessa medaglia, indispensabili l’uno all’altro. Ricorre molto anche il tema della sfida in queste coppie, sfida che genera e dona in continuazione nuovi stimoli e porta ad un miglioramento di sé e dell’altro, messaggio di positività che ho volutamente sottolineato e valorizzato in numerose pagine.
Qual è il tuo approccio alla scrittura? Segui un modus operandi costante o ti fai trascinare dalle ispirazioni di volta in volta?
Non credo alla visione romantica dell’artista folgorato dall’ispirazione che scrive di getto il capolavoro, la scrittura nasce da un costante e meticoloso lavoro quotidiano fatto soprattutto di studio, esercizio e rimaneggiamento di ciò che si è creato. Per questa ragione cerco di applicarmi alla scrittura con metodo studiando approfonditamente l’argomento che desidero trattare, preparando la struttura narrativa, prendendo molti appunti e facendo schemi. Fondamentale è poi la fase di revisione, spesso momento cruciale della creazione.
Il tuo stile è molto poetico. Ti sei mai cimentata nella poesia vera e propria?
Ti ringrazio, è una caratteristica che è stata spesso notata ed ogni volta ne sono gratificata perché è il prodotto di un costante esercizio sullo stile, il ritmo, la musicalità, ritengo infatti che la forma sia fondamentale quanto il contenuto e che, per essere davvero efficace, l’una debba supportare ed enfatizzare l’altro.
Non mi sono però mai cimentata con la poesia, né credo proverò in futuro. Amo soprattutto i versi dei poeti maledetti, ma preferisco continuare a confrontarmi solo con la prosa.
Premettendo che ogni atto di scrittura ha la sua base in un vissuto personale che viene poi più o meno rielaborato, quanta Maddalena c’è nei tuoi personaggi?
Non vi sono mai reali elementi autobiografici in ciò che scrivo perché non trovo stimolante parlare di argomenti che conosco già alla perfezione, preferisco mettermi alla prova e studiare per poi creare nuovi personaggi e nuove dimensioni. Talvolta però lascio trasparire alcune delle mie passioni, come quella per l’arte, per i gioielli d’epoca, piuttosto che la visione estetizzante della vita, quindi vari miei personaggi hanno queste caratteristiche. Cerco di tenere il mio vissuto lontano dalla pagina scritta, anche se sicuramente per rendere più credibili le situazioni indubbiamente attingo ad un bacino di emozioni e sensazioni provate che poi rielaboro portandole all’ennesima potenza. Cerco di calarmi profondamente nei personaggi che creo, di sentirli visceralmente per trasmetterli in modo più intenso al lettore, per questo talvolta è stato anche doloroso creare alcune tipologie umane.
Nella tua biografia leggiamo che hai frequentato la Scuola Holden. Come reputi questa esperienza? Seguire corsi di scrittura può servire per “fare la differenza” in un ambiente affollato come quello della piccola editoria?
I corsi di scrittura creativa possono essere utili per apprendere in modo più concreto un metodo di lavoro e per analizzare con maggiore rigore ciò che si scrive, ma sicuramente non sono sufficienti, sono solo la base dalla quale partire per poi esercitarsi e sperimentare alla ricerca di un proprio stile ed una propria identità narrativa. Non bisogna mai affidarsi all’improvvisazione quando si scrive, e rammentare che bisognerebbe acquisire una tale padronanza delle tecniche da non far notare lo sforzo enorme che si è impiegato per produrre ciò che verrà letto.
Hai già qualche progetto in cantiere?
Ho firmato il contratto per il terzo libro che si intitolerà “In bianco e nero” ed uscirà probabilmente a giugno, e nel frattempo mi sto dedicando alla stesura del quarto; proseguo a scrivere recensioni e la rubrica sui gioielli d’epoca e, ovviamente, mi sto dedicando alla promozione de “L’apostolo sciagurato” rilasciando interviste televisive e radiofoniche (alcune sono visionabili su youtube) e facendo presentazioni.
L’ultimo libro che hai letto…
Ho iniziato oggi “ Chiedi scusa! Chiedi scusa” di Elizabeth Kelly. Leggo in continuazione, anche alternando vari libri, ho sempre avuto l’abitudine di dedicarmi alla lettura parallela di diversi romanzi.
… e quello invece da cui non puoi prescindere, il tuo libro fondamentale.
Molti libri sono stati fondamentali per la mia formazione, ad alcuni sono profondamente legata e capita anche che li rilegga a distanza di tanti anni scoprendone aspetti differenti perché nel frattempo io sono mutata. L’unico libro però che è sempre stato sul mio comodino e che è ormai totalmente usurato per le innumerevoli letture è “ I sonetti” di Shakespeare.








Scrivi un commento