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Chiacchiere Sottomarine: Intervista a Francesca Angelinelli

a cura di Paola Boni
Il suo debutto è avvenuto con i due romanzi di “Chariza” (RundeTaarn edizioni) romanzo di ambientazione orientale, subito
dopo ci sono stati “Valaeria” (Runde Taarn) ambientato nell’antica Roma, “Werewolf” (linee infinite edizioni) paranormal romance e “I racconti di viaggio del monaco Kyoshi” (Montag) raccolta di racconti vincitrice del premio di narrativa fantastica “Altri Mondi” più una lunga serie di racconti in antologie e riviste. Già dal suo “curriculum” si denota la natura eclettica di Francesca Angelinelli, la cui scrittura spazia in tutte le direzioni del fantastico aprendo nuove strade tanto al fantasy quanto alla letteratura italiana stessa.
Con il suo nuovo romanzo “Kizu No Kuma” (Casini editore) però, Francesca ritorna al suo primo amore: il fantasy orientale.
Questo romanzo rappresenta un’armonia di immagini e sensazioni, colori ed emozioni, che a volte si fa cupa quando affronta l’amarezza del passato e del senso di colpa, altre, si carica di una dolcezza che ti scivola nel cuore come acqua cristallina. È la stessa Francesca a parlarci in questa intervista della sua ultima opera e del vasto universo della sua scrittura.

Ciao Fracesca, presentati agli amici di Scrittori Sommersi.

Sono un’appassionata di oriente e di fantasy che cerca di coniugare le sue più grandi passioni per condividerle con altri.

Qual è stato il percorso letterario che ti ha portato dalla pubblicazione di Chariza (Runde Taarn edizioni – ora fuori catalogo) a quella di Kizu No Kuma (Casini Editore)?

Un percorso per certi aspetti non semplice. Personalmente credo moltissimo nella gavetta, nell’idea che un autore debba partire dal basso per conoscere il mondo editoriale, per mettersi alla prova con i lettori, per capire se quello che ha intrapreso è un percorso corretto. Non sono molto d’accordo con chi butta gli autori nella “fossa dei leoni”, soprattutto quella che si viene a creare in rete, e spera che sopravvivano.
Il mio percorso è partito lentamente, da una piccola casa editrice e piano piano, di libro in libro, facendo anche tanta promozione ai miei testi, sono arrivata ad avere un riscontro da parte dei lettori. Riscontro per lo più positivo che mi ha aiutata a trovare un percorso. Percorso che poi è stato abbracciato da Casini, il quale ha scelto di sposare il mio progetto di una serie di romanzi ambientati in un mondo fantasy orientale.

Quanto è importante il cinema per la tua scrittura e quali sono le letture che più ti hanno aiutata nella tua formazione di scrittrice?

Il cinema è molto importante. Credo che oggi nessun autore possa prescindere dagli altri media, cinema, televisione, internet… La scrittura oggi è divenuta molto visiva, la regola fondamentale della scrittura “non dire, mostra” è divenuta ancor più fondamentale per arrivare all’immaginario dei lettori. La maggior parte della comunicazione oggi passa per immagini, per cui è importante che anche chi scrivo racconti o romanzi riesca a trovare la misura di questa comunicazione.
Tuttavia la narrativa è diversa dal cinema, ha tempi e tecniche differenti. Per cui ciò che è ancora fondamentale per un autore è leggere, leggere tanto e leggere i grandi classici. Più alto è il modello, migliore sarà la scrittura, anche se il percorso sarà più arduo. Per questo ad esempio io so di avere un debito di riconoscenza con i grandi autori della narrativa classica giapponese, ma anche con grandi della letteratura occidentale come le sorelle Bronte, Jane Austen o Lev Tolstoj.

La prima cosa che mi viene in mente pensando a Francesca Angelinelli come autrice è il Fantasy Orientale e quindi lo Si-Hai-Pai. Una cosa alla quale so che tu tieni molto è il fatto che parlando di Si-Hai-Pai non si intende il Giappone Medievale bensì un mondo completamente nuovo, da te creato, che trae ispirazione dalle principali culture orientali. Com’è nato questo mondo e come si è sviluppato (e si sta sviluppando ancora) nel corso degli anni?

Per me è molto importante che si comprenda bene la differenza tra mondi reali e mondi immaginari, specie quando si parla dell’oriente che per molti di noi è ancora un universo misterioso ed evanescente. Per questo ci tengo molto a sottolineare che quello che ho creato è un mondo immaginario, per quando modellato su culture realmente esistenti, perché non vorrei che venisse frainteso.
Il lavoro di costruzione dello Si-hai-pai e dei paesi confinanti continua, è in continua evoluzione man mano che aggiungo storie, che incontro personaggi o che qualcuno mi presenta dubbi o curiosità a riguardo. Ma la struttura portante di questo universo è nata nel 2004 come background per i racconti che narravano alcuni episodi della vita di Chariza. Quando poi sono andata a scrivere il romanzo poi edito da Runde Taarn ho passato molto tempo a definire le caratteristiche principali di questo mondo, basandomi su alcuni aspetti della Cina antica, così come del Giappone medievale. E oggi posso muovermi con una certa sicurezza attraverso tutto l’impero e nella sua storia, tanto che ciò che mi interesserebbe esplorare in futuro sono proprio i paesi limitrofi allo Si-hai-pai per poterle definire la struttura in modo sempre più preciso.

Ambientato nello Si-Hai-Pai, oltre ai due romanzi di Chariza, è Kizu No Kuma incentrato sul percorso di redenzione del protagonista Gaiko possibile soprattutto alla presenza nella sua vita della bella Mai-Mai. Parlaci di questa tua opera a partire dal titolo così particolare per un romanzo italiano.

Il titolo riprende una metafora, quella dell’orso, che torna spesso in questo romanzo e nel secondo volume della serie Ryukoku Monogatari, ovvero Kizu no Unmei. Kuma no Kizu infatti, in giapponese, significa “la cicatrice dell’orso”, ma per renderlo di più facile lettura, e siccome non siamo in Giappone, ho invertito l’ordine delle parole.
La storia, breve, parla appunto del percorso di redenzione di Gaiko, giovane guerriero dell’Impero Si-hai-pai, che spinto dalla vendetta compie una strage, per poi rendersi conto dell’orrore del suo gesto. Questo romanzo nasce come “spin off” del prossimo volume, Kizu no Unmei, che racconterà la vicende di una giovane Cucitrice alle prese con il proprio destino. I romanzi della Serie delle Cucitrici sono autoconclusivi, ma legati dalla presenza di alcuni personaggi che ritornano e dal fatto di ruotare attorno alla figura di queste sarte assassine che andremo a conoscere sempre meglio.

Facciamo ora una piccola digressione su un altro tuo romanzo che si distacca completamente dal fantasy orientale: il Paranormal Romance Werewolf.
Com’è stata l’esperienza con questo romanzo e che impatto ha avuto sui tuoi lettori?

È stata una bella esperienza, molto soddisfacente e direi piuttosto apprezzata dai lettori. Per me è stata una sfida, ma soprattutto un divertimento. Nato quasi come un gioco, è diventato uno dei romanzi a cui sono più legata perché mi ha aiutata molto a crescere come autrice.

Con “i Racconti di Viaggio del Monaco Kyoshi”, invece, debutti con una raccolta di racconti brevi. Quali sono state le tue esperienze con questa forma di scrittura e quanto è importante per te la variazione di generi e forme di scrittura per la formazione di un autore?

Io adoro la misura del racconto. Ho iniziato scrivendo racconti e continuerò a farlo anche se in Italia non hanno quasi mercato, perché li trovo un ottimo esercizio e un tipo di narrazione assolutamente precisa, incisiva, diretta. Scrivere romanzi è un’operazione complessa, bisogna conoscerne la struttura, saper gestire molti personaggi, mantenere lo stile, portare avanti la storia su molteplici piani. Scrivere un racconto, quindi, potrebbe sembrare più semplice, ma spesso non lo è affatto proprio perché i paletti sono più stretti, l’idea deve essere una e forte, i personaggi limitati, le scelte stilistiche precise. Personalmente uso spesso i racconti per “provare i personaggi”, per conoscerli meglio, per capire come parlano, come si muovono, quale sia il loro passato. La forma del racconto mi permette di sperimentare e anche di imparare a trovare una misura in quello che scrivo.
Quando iniziai a scrivere i racconti del monaco Kyoshi volevo provare a raccontare storie divertenti. Non dico che sia una raccolta di racconti comici, ma spesso nei miei romanzi mi sono lasciata prendere da un senso del melodrammatico molto orientale. Con Kyoshi volevo provare divertire e credo di esserci riuscita, dando anche sfogo alla mia passione per i racconti e le leggende dell’estremo oriente.

Dopo cinque romanzi e una raccolta di racconti editi che idea ti sei fatta del panorama editoriale Italiano e quali consigli ti sentiresti di dare a un autore che si trova a voler pubblicare la sua prima opera?

Dunque, il panorama editoriale italiano, nell’ambito del fantasy, che è l’unico che conosco, ha in realtà diversi livelli.
Dal punto di vista degli autori credo fermamente che in Italia ci siano moltissime penne interessanti, che forse non abbiamo ancora abbastanza capacità di osare, ma che ci sono già molti autori che hanno dimostrato come la varierà e la creatività delle nostre penne non sia da meno rispetto a quelle straniere. Anzi, spesso ho detto a mio parere gli autori italiani si sono dimostrati più interessanti di certi grandi nomi stranieri, proprio perché hanno saputo proporre testi diversi tra loro.
Dal punto di vista dei lettori, invece, sono ancora un po’ dubbiosa. Purtroppo l’esterofilia ci contraddistingue in molti campi e la narrativa non ne è immune. Penso che in molti ancora non si fidino del nome italiano in copertina e questo è un peccato. Dall’estero, specie dal mondo anglosassone, arrivano a volte dei testi di qualità imbarazzante, spacciati per capolavori, mentre molti dei migliori testi italiani (ma anche europei, asiatici, mediorientali ecc ecc) sono relegati al mondo della piccola editoria. E non si può ignorare il rapporto di fiducia del lettore con il nome in cima alla copertina (quello dell’autore), ma anche con quello in fondo (quello dell’editore).
E qui si tocca il tasto dolente. Molte cose sono state fatte e molto è cambiato, ma restiamo un paese che importa moltissimo e che fa invece poco investimento sui proprio giovani, nella narrativa come in altri settori. Fare gavetta con i piccoli editori spesso non viene considerato un merito, ma anzi diventa una pesantissima zavorra per poi approdare a editori più grandi che ti garantiscano l’arrivo in libreria. Gli editori puntano sull’imitazione di ciò che arriva dall’estero per avere un prodotto sicuro da proporre sul mercato, costringendo molti autori fuori target o fuori genere al panorama della piccola editoria. Nel fantasy poi c’è la questione del grande fraintendimento secondo cui la fantasy è narrativa per ragazzi, cosa non vera che in molti si ostinano a ignorare. Io ho spesso difeso gli editori, perché comprendo che sono aziende i cui bilanci devono andare in pareggio e che spesso i “no” che danno a moltissimi aspiranti autori sono o giustificati dallo scarso valore del testo oppure da incompatibilità con piani editoriali che hanno la sacrosanta ragione di esistere. Tuttavia l’augurio è che lentamente gli editoria diano sempre più spazio ai nostri autori, osando anche proporre testi più particolari.
Se poi vogliamo parlare anche delle librerie… beh, la situazione è desolante. E anche qui, io capisco che le bollette vadano pagate, gli stipendi anche e che gli spazi siano limitati, ma a volte entrare in libreria è come ricevere uno schiaffo per la totale assenza e conoscenza di quelli che sono, almeno, i nomi e i testi più noti del panorama italiano. Per fortuna esistono le librerie online… (e il Lupo Rosso)

Kizu no Kuma apre una serie di tre romanzi che fanno parte del progetto Ryukoku Monogatari. Cosa ci puoi anticipare di questa tua nuova avventura e quali altri progetti hai in serbo per i tuoi lettori?

Ryukoku Monogatari vorrebbe essere un progetto nel quale raccogliere i vari romanzi ambientati nello Si-hai-pai e nelle terre confinanti. Per cui il prossimo progetto da portare a termine è senza dubbio Kizu no Unmei che porta avanti la serie delle Cucitrici, ma in futuro mi auguro ci sarà anche una riedizione di Chariza in un unico volume.

Per il resto, alcuni miei racconti hanno trovato posto in diverse antologie e quindi saranno delle occasioni in più per mostrare aspetti diversi della mia scrittura.

Per il momento, comunque, mi sono presa una pausa dal fantasy orientale per sperimentare altre strade e altri aspetti della narrativa fantastica.


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Commenti

Commento da Ryo
Inserito: 12 novembre 2010, 14:23

Sempre brava, Francesca!

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