Simone Ghelli: Il pigneto liberato
Il pigneto liberato
(Incipit del romanzo)
Appena fuori del primo anello ferroviario, la barriera corallina di Roma per intenderci – quella che per oltrepassarla bisognerebbe essere tutti un poco più attenti e puliti – lo sprovvisto viaggiatore può imbattersi in un isolotto che pare caduto lì dal cielo. Un minuscolo pezzo di terra ancorato al fondo, poggiato su un ammasso di detriti fossili che sbucano ovunque a riempire cassonetti e sacchetti di plastica, e che non si lascia trascinar via dalle due correnti calde che lo circondano da entrambe i lati: la Prenestina e la Casilina. Ora, questi due sono tra i fiumi che più inquinano il nostrano mare metropolitano. Si attorcigliano come serpenti tra le case fino a confluire nel girotondo pazzo di Porta Maggiore, in certe ore praticamente impossibile a navigarsi, a meno di non correre il rischio di venir risucchiati da qualche improvvisato mulinello d’acqua che agevoli l’accesso a cascate saltellanti nel vuoto. E’ il baratro che divide la Casilina nuova dalla vecchia, un passaggio aperto tra due pareti d’acqua figlie del miracolo di Mosè in favore del popolo eletto: sulle rotaie, che dalla Stazione Termini si dipanano in tutta Italia, ignari pellegrini viaggiano attenendosi ancora alle tabelle degli orari, numeri ormai obsoleti nell’oscura logica del neocapitalismo.
Oppure è possibile arenarsi nelle secche della sopraelevata che domina e inquina dal lato Prenestina, e beato chi lì ai piani alti vive, che il sole ancor se annebbiato lo vede, non come di sotto che non resta altro che aspettare la metro che verrà…
(…)
Il pigneto liberato è pubblicato da 00011 Edizioni, nella selezione Narrativa, da Maggio 2008
Acquista Il pigneto liberato
Torna al profilo di Simone Ghelli
Commenti
Commento da Nulla
Inserito: 9 novembre 2010, 16:55
inizio a leggere e mi rendo conto,
continuo a leggere e comprendo,
quanto la critica debba ancora vedere,
prima di osservare e ben riflettere sulla
vastità del talento letterario che nasce
dal bisogno,
dal bisogno tuo di raccontare come un
narratore d’altri tempi, ma proprio d’altri,
quelli di altre categorie di storie, di tempi
di pensieri vividi concreti ricercati
di sensazioni auliche di modernità
metropolitana.
mentre quindi, scrivo e rifletto su questo
pigneto che ti sei immaginato,
risale la voglia di scoprire per sempre
il tuo sempre quotidiano dalla stessa
finestra sul quartiere che ha ispirato
codesta leggiadria di parole narranti.
Non come un masso
quanto come un sassolino vigoroso
che scappa e corre corre sull’acqua
e riesce ad andare molto più lontano
a piccoli salti verso tanti orizzonti.
Questo quanto riservo nella mente adesso.








Scrivi un commento