Alessandro Boni: Tre gru
Tre gru
(Incipit del racconto)
Tre gru danzano nella stanza
Tre gru volano nella stanza
Tre gru unite da un filo, il filo dei ricordi
A volte hai come la sensazione che il cerchio intorno a te si stia stringendo e che il prossimo debba essere tu, fiuti nell’aria quel non so che, che ti fa pensare che il tuo momento debba arrivare a breve.
Capita.
Ci pensi quando una sera il fratello della fidanzata del tuo collega finisce la sua corsa contro un albero al ritorno dalla discoteca, ci pensi quando un mattino il giornalaio sottocasa muore di infarto mentre alza la saracinesca dell’edicola, ci pensi quando una domenica la tua vicina di appartamento rientra dalla Messa e trova riverso sul pavimento il suo compagno, e il dubbio ti attanaglia quando un lunedì tuo fratello ti telefona in ufficio e ti dice che la nonna si è addormentata e non si sveglierà più, a questo punto, anche se queste cose, di solito, succedono sempre agli altri, ti può nascere l’interrogativo “E se il prossimo fossi io?”.
Era da tempo che il mio bonsai perdeva le foglie in modo anomalo, più del consueto, ingiallivano e tappezzavano il pavimento. Era forse un segno? Io il pollice verde non l’ho mai avuto, anzi, a dire il vero a me le piante non duravano affatto, con tutta la buona volontà che ci mettevo a fine estate avevo il giardino pieno di cadaveri, resti di quei progetti vegetali abbandonati per mancanza di costanza, diciamo che avevo più soddisfazione dai fiori recisi che con un po’ di aspirina nell’acqua mi duravano più del consentito. Il piccolo bosso bonsai invece mi era stato fedele negli anni ed era cresciuto ostentando una folta chioma verde curata e potata sempre con estremo riguardo. Me lo aveva regalato mia zia parecchi anni fa ben sapendo la mia passione per l’oriente, le sue filosofie e il Giappone, del resto la pulce nell’orecchio me l’aveva messa lei. Era stata la zia che quand’ero piccolo mi portava sempre degli animaletti di carta fatti con la tecnica dell’origami, un’infinita serie di piegature ad un foglio ben proporzionato che come per magia si trasformava in giraffa, in cigno, in ranocchio, in airone e in tutto quello che la fantasia e la tecnica ti lasciava immaginare. Ed io con quei piccoli capolavori di carta ci giocavo, li portavo in giardino tra le piante e i fiori, creavo le mie storie e arrivata la sera li facevo ritornare nello scatolone dei giochi, il mio zoo privato. Poi crescendo ho imparato a farli anch’io, ma non sono mai stato molto bravo. Le barchette erano il mio forte e di barchetta in barchetta alla fine ho costruito la mia arca di Noè, una grande barca dove custodivo con cura gli origami che si erano salvati da anni di giochi.
(…)
Tre gru è stato pubblicato lunedì 31 marzo 2008 sul numero 131 del settimanale on-line Fuori le Mura.
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Commenti
Commento da Petite Paulette
Inserito: 25 gennaio 2011, 12:45
Ora ho capito quanto hai scritto altrove. Grazie.








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